11 marzo 2013

La cucina dei desideri segreti

Sono stata sempre un'avida lettrice, chi mi segue sul blog sa quanto amore ho per i libri. Le mie preferenze sono sempre andate ai gialli, ai "legal thriller", ma leggo con piacere storie di donne, non nel senso di romanzi d'amore, ma storie dove le donne sono in primo piano con le loro vite, le loro paure, i loro problemi e le loro infinite risorse.

In genere se non conosco già da prima del mio ingresso in libreria (virtuale o fisica che sia), mi faccio ammaliare dai titoli e dalle copertine; non compro un libro solo perchè è di quell'autore o di quell'altro, (ovviamente se l'autore mi piace sono portata a vedere cosa scrive), ma il libro in prima battuta mi colpisce per il titolo o per la copertina. Deve essere amore a prima vista!
 
Ed è proprio quello che è successso per "La cucina dei desideri segreti" di Darien Gee. Non conosco assolutamente l'autrice quindi la prima cosa che mi ha affascinato è stata la copertina. Questo rosa e verdino, i dolcetti ... insomma la copertina è stato il mio "amore a prima vista!".
 
 
Ho cominciato a leggerlo mentre la mia mamma non stava bene, tra un pò di ossigeno, un antibiotico, del succo di frutta, termometro e notti insonni.

La storia di per sè non è che abbia chissà quale spessore, però forse perchè l'ho letto in questo momento particolare l'ho trovata bellissima, e ho sospirato perchè so che ciò che accade nel libro difficilmente potrebbe capitare a me. Fondamentalmente, immagino, perchè è ambientata in una realtà (una piccola cittadina americana) che ho difficoltà a collocare qui in Italia, o forse può trovarsi solo in qualche piccola realtà di provincia.
O forse mi sbaglio e tutto ciò un giorno capitera a me! :-)
 
Dunque è sostanzialmente una storia di amicizia, che ha la sua nascita attorno al lievito madre donato anonimamente ad un primo personaggio del libro e che serve a realizzare un pane dell'amicizia amish, che deve essere in parte mangiato da chi lo fa ed in parte donato (nella forma del lievito madre) ad altri soggetti, e che fa il giro più e più volte dell'intera cittadina e che grazie all'attenzione per non far morire il lievito, al profumo, al sapore e a qualcosa di "magico", unisce le persone che sono coivolte facendole ritrovare: se stessi o affetti perduti.
Questa storia di amicizia e solidarietà (in una fase finale del libro questo pane è usato per sfamare una intera cittadina colpita da un'alluvione), si sviluppa attorno ad una sala da tè, inizialmente tra tre donne estranee fra loro, tutte con un proprio passato più o meno doloroso, ma tutte - nel momento dell'incontro - alla ricerca di qualcuno/qualcosa a cui appigliarsi. Sullo sfondo storie marginali più o meno legate alle protagoniste e si parla anche di scrapbooking! Cosa avrei mai voluto avere di più da un libro? :-)
 
E' una storia fresca che si legge facilmente, forse l'unico appunto che mi sento di muovere è che ci sono alcuni personaggi marginali della storia, che distraggono un pò il lettore, ma forse questa mia sensazione è dovuta al fatto che ho letto il libro in un momento in cui la mia mente non era proprio sgombra da  pensieri e per questo forse ho avuto difficoltà a collocare questi personaggi.
 
Ora il libro è finito, la mia mamma sembra abbia superato la fase critica (speriamo!) e quindi sono pronta a postare questo titolo, sperando di fare cosa gradita a chi passa da queste parti.
 
Sarebbe stato un ottimo post per la festa della donna, per celebrare degnamente questo giorno parlando di donne che soffrono, ma che sono solidali tra loro e che combattono per raggiungere una loro libertà (in questo caso ovviamente spirituale). Senza "scadere" nei festeggiamenti che oggigiorno si usano fare e che assolutamente nulla hanno a che vedere con la festa della donna e che - secondo la mia opinione - sono solo una ulteriore mortificazione della condizione femminile.  Una bella storia di donne e amicizia.
Ma la mia mamma ha avuto giustamente la precedenza. Forza mamma che ce la fai!
 
A presto

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