21 giugno 2014

La mia prima volta con ... la fettuccia!

Cosa avevate pensato? :-)

Vedo ormai ogni giorno lavori meravigliosi fatti con questa fettuccia: borse, cestini, cuscini, tappeti ... Fettuccia comprata, recuperata, riciclata ... insomma era ora di provare!!

Poichè per vari motivi ho deciso che i regali da questo momento in poi saranno solo ed esclusivamente (nel limite del possibile) handmade mi sono detta che era ora di provare e mia cognata farà da cavia!

Prima di prendere la risoluzione di cui sopra e quindi fare in casa anche le creme per il corpo, ne ho comprata una da regalarle e ho pensato che potevo confezionarla così  e approfittare per fare un cestino con questa benedetta fettuccia che tanto spopola e mi intriga.


L'ho comprata e devo dire che l'unica difficoltà che ho trovato è tenere in mano un uncinetto così grande, mi fanno male le mani ad usarlo, ma il lavoro cresce davvero rapidamente e da molta, ma molta soddisfazione!


La mia amica Roberta mi ha mandato un link dove vedere questi cestini e voilà! Sono partita. 
E vi dirò ci ho impegato tutto compreso un'oretta per realizzarlo.

Il cestino che ho fatto rispetto al tutorial è modificato:
le maglie iniziali sono solo cinque e i giri in altezza solo tre, di cui uno a maglia bassa e gli altri due a maglia alta.

Mi serviva più piccolo. diversamente la crema avrebbe sentito molta solitudine! :-)

Ho pensato che essendo la fettuccia bicolore lavorare il cestino con una maglia non semplice avesse creato ulteriore confusione visiva.

La bordatura è ad archetti come nel tutorial. Il nastrino in organza è riciclato da qualche bomboniera sicuramente, lo avevo a casa, il gufetto fa parte di quell'acquisto per realizzare orecchini fatti l'anno scorso. Ne ho una bustina intera!

Però tanto portano fortuna e quindi si possono usare sempre. Ora sono pronta per fare il salto di qualità ... una borsa! :-)

A presto

17 giugno 2014

Center Step Card

E' tempo di mostrarvi qualche card di quelle realizzate e di cui parlavo qualche post fa. 

Quella di compleanno commissionata ho dimenticato di fare le foto e la mia vicina che mi aveva chiesto di fargliela l'ha già consegnato e quindi ... ciccia! Inauguriamo una nuova rubrica: la card raccontata!  :-)
Era una card tradizionale (non una stand up), con la parte centrale quadrata e due aperture laterali che chiudevano con una decorazione floreale. Semplice ... era per una signora anzianotta mi ha detto.
Non credo sia stata in grado di spiegarvi com'era effettivamente ma ... sono inzallanuta, ho dimenticato di fotografarla e ... vabbè ... passiamo oltre!

Le altre card sono tutte per i 50 anni di amiche, il 1964 è stata decisamente una buona annata! ;-) 
Una posso già mostrarvela perchè è stata consegnata: una Center Step tonda. Ed è una stand up card. Queste mi piacciono molto ultimamente.

L'avevo vista in giro sul web, e l'ho ricreata. Non ho seguito tutorial, non l'ho trovato, non so se non ci sia o non sono stata in grado di trovarlo io. Ci sono foto di card già realizzate.
Ad ogni modo è davvero semplicissima.

Con il compasso delle scuole medie riesumato mi sono fatta un cerchio.

Ho deciso più o meno quanto volevo largo la parte principale della card (quella con la torta per intenderci) ho ripiegato il cerchio a metà ed ho tagliato in senso verticale il cerchio per qualche centimetro "a piacimento" .

Vedete dalla comparazione delle foto che il taglio verticale non parte dal bordo del cerchio. Non solo, ma è più profondo sulla parte anteriore che su quella posteriore. 

Se infatti fate un taglio perfettamente uguale sul posteriore e sull'anteriore, la card crolla. Quindi bisogna mantenersi un pò dal tagliare sul retro della card. Diciamo che deve essere asimmetrico.

Sulla parte anteriore ho ripiegato per un centimetro la carta sul lato della parte destra. 

Ora lo so che non è facile da spiegare senza foto dei passi e misure precise, però se guardate attentamente le foto capirete il lato da ripiegare per far scendere leggermente la carta. 

 E' quello dove sono i fiori, e la decorazione tonda con la scritta "bon anniversaire" serva a coprire il piccolo salto di carta che inevitabilmente si vede ripiegando una base circolare per un centimetro.


Nella foto qui a lato si vede un pò meglio quello che - con poca capacità credo - ho cercato di spiegare :-)

Ora per non farla pendere da un lato bilanciate bene le decorazioni: i fiori e la decorazione tonda mi facevano effetto "torre di Pisa" e quindi ho bilanciato con i nastrini e i numeri 50 dal lato opposto.

Il box per il messaggio è timbrato ed incollato su cartoncino. Il mio consiglio è di usare un cartoncino per il cerchio un pò spesso, diversamente la card si piega sugli appoggi.

La torta a decorazione è realizzata con la tecnica del paper piecing: mi sono fatta a mano libera le sagome ed ho tagliato il tutto. Il bordino nero è realizzato con le forbici decorative. Le fiamme delle candeline sono degli strass comprati al negozio cinese vicino casa.

Poichè il regalo era un braccialetto Pandora, ho pensato che l'abbinamento bianco/rosa/nero fosse mooooltooo fashion! Non vi sembra?

Appena si festeggeranno gli altri due compleanni vi mostrerò le altre cards.

a presto



14 giugno 2014

Io confesso

Metto subito la foto perchè non vorrei pensaste che voglio confessarvi che ... sono profondamente pigra! :-)

No. Io confesso è un il libro che ho letto qualche tempo fa e che mi è tornato alla mente pochi giorni fa quando su Facebook, un amico americano (texano per la precisione), ma di origini italiane, ha messo un post con i dati di violenza e possesso armi negli Stati uniti. 
Sono rimasta davvero molto sconcertata non tanto dalla notizia in se che è peraltro nota, viste le continue notizie di cronaca, ma sono rimasta sconcertata dai commenti, quasi tutti americani, al post. 

In breve: tutti erano a favore delle armi perchè il possesso di queste limiterebbero la violenza ("se sanno che hai un arma non ti vengono in casa" ...) e sulla necessità di difendersi, di fare ... "occhio per occhio, dente per dente" ... 

Ora, sul limitare la violenza sono profondamente scettica perchè non ci credo minimamente. Sul difendersi ...........

Vabbè a questo punto vi parlo del libro che fondamentalmente tratta della pena di morte e in pratica di una "vendetta" come la definisce la mamma della vittima nel romanzo. 
Perchè in realtà la pena di morte è questo: nessuno scopo educativo o deterrente è solo dissetare i parenti delle vittime assetati di vendetta ...

Grisham lo aveva già affrontato questo tema con una storia vera in Innocente e lo riaffronta anche con un romanzo. Come sempre non mi dilungherò sulla trama perchè non voglio togliervi la "magia" della lettura ;-).

Vi dico solo che tutto comincia una fredda mattina nello studio di un reverendo: un uomo in libertà vigilata, confessa un crimine per il quale di lì a pochi giorni ci sarà una esecuzione in Texas di un ragazzo di colore. Da lì comincia una corsa contro il tempo per far si che la esecuzione della sentenza venga almeno sospesa. 

I colpi di scena sono tanti, i personaggi sono ben rappresentati e sono davvero, ma davvero molto credibili, nel bene e nel male.
Non vi dirò assolutamente nulla sull'esito di questa corsa contro il tempo vi dico solo che è un libro che si fa leggere: non c'è nulla da fare appena hai due minuti liberi devi aprirlo!

a presto


05 giugno 2014

L'incostanza è donna o crafter?

Ho visto che è da un pò che non condivido con voi i miei pensieri. Si ogni tanto penso effettivamente, ma non sempre condivido! :-)

Scherzi a parte stavo riponendo la biancheria nell'armadio e mi sono guardata in giro. Bè premetto che il mio armadio è nella camera ... "delle pazzielle", che tradotto vorrebbe dire: nella camera dove c'è il computer, il mobiletto e il tavolo per i mie esperimenti di crafting e dove si gonfia il materasso gonfiabile per gli ospiti. Una camera tutto fare insomma!

Dunque mi guardavo in giro ed ho visto nell'ordine:

1) sul tavolo da lavoro una card di compleanno commissionata e finita, alcune decorazioni messe da parte per essere utilizzate in un album per un maschietto, riviste scrap, due contenitori riciclati dalla frutta che vorrei ricoprire e farne ... non so cosa!, cartoncini e carte colorate e disegnate che voglio riciclare punchandole, degli schizzi che ho fatto per realizzare altre due cards di compleanno;

2) su un ripiano della libreria un contenitore con lana nera e inizio di sciarpa da realizzare per me, poi è venuta l'estate e ho interrotto; contenitore con uncinetto e gomitoli di cotone pronti per realizzare degli orecchini, perchè secondo me la stagione migliore per gli orecchini all'uncinetto è l'estate... non so perchè però! E vabbè ... i soliti libri - questi ... intrusi! :-);

3) poggiata su una sedia la mia borsa realizzata da un jeans vecchio, mostratavi parecchi posts fa e ripresa perchè la voglio foderare e realizzare una chiusura applicando una zip. Quest'ultima cosa per me particolarmente ostica perchè non ho proprio idea di come si faccia. Nel frattempo però ho impunturato (bella parola vero?) cioè ho fatto delle cuciture a macchina sulle tracolle che mi sembravano andare a vento. Credo che impunturare sia la parola sia adatta. Ah! ovviamente in un angolo a terra, sempre della stessa stanza,  c'è la macchina da cucire perchè: "chelaposoafaresedevocompletarelaborsa?"  scritto volutamente così tutto di un fiato :-)

4) su un lato della stanza al tavolo col computer ci sono io che scrivo questo post :-)

Ora io potrei anche mostrarvi 'sto casino che c'è nella stanza con delle foto, ma mi vergogno. Credetemi sulla parola! E' davvero un bel disordine :-)

E quindi guardandomi in giro mi sono chiesta: "ma sono solo io ad essere così incostante nelle mie cose oppure è generale dell'universo femminile questa condizione?"

La mia amica Roberta - che fa dei lavori all'uncinetto bellissimi e realizza borse, sempre all'uncinetto, bellissime - dice che siamo tutte così noi crafter: mille cose iniziate e portate a termine prima o poi: "perchè a noi ci piace sperimentare!" ... Vabbè ... Ma sarà così? No perchè io invece penso che sia io la "sbagliata" e troppa carne a cuocere metto contemporaneamente! 

E quindi torno alla mia domanda: siamo noi donne in generale ad essere incostanti o solo noi crafter? 
Che poi bisognerebbe specificare se l'incostanza delle donne sia proprio mutevolezza o sia invece necessità e capacità di impegnarsi su più fronti contemporaneamente. E anche per le crafter questo impegnarsi su più fronti è incostanza o creatività?
Mah! Ai nostri congiunti l'ardua sentenza! :-)

Vi lascio con questa domanda senza risposta: io non ne ho! :-)

A presto


16 maggio 2014

Bookmark Card per un compleanno

Avevo bisogno di fare una card veloce per un compleanno. Mancava tempo di sperimentare o far asciugare colle, colori ... non che io faccia in genere cose complicate! Però a volte alcune cose, anche se semplici richiedono tempo materiale che in questo caso non avevo.

Mi piaceva l'idea, come nel post precedente, che dopo il momento del "biglietto di auguri", rimanesse qualcosa. E allora mi sono ricordata di questa card che ho visto in giro qualche tempo fa.

L'ho interpretata a modo mio.

Il segnalibro che è nell'angolo in alto a sinistra, è davvero semplicissimo da fare: due cerchi ripiegati a metà e incollati. Questo è quello che rimarrà ... ai posteri! :-)

Qui la carta patterned è già abbastanza ricca e quindi ho usato solo del liquid pearl "platino" a decorazione.

Stessa carta per il cerchio centrale, un pò di formine ritagliate con punch o con la Slice (mio recentissimo regalo per il compleanno yeah!) :-), tamponatura dei bordi col colore salmone, un bottone a decorare il fiorellino.
Semplice, veloce e ... "indolore" :-)

La card originale era un pò diversa, immaginatela perchè non sono riuscita a ritrovare il link: il bookmark era molto più grande, arrivava a contenere circa metà biglietto, il centro del biglietto in realtà era una "telescopic card". Non c'era tempo ... per questa volta nessun telescopio si aprirà! :-)

Però ... manca qualcosa ... ma non so cosa!
Mah!
A presto

10 maggio 2014

Card per una prima comunione

Sono tornata ad uno dei miei amori: i CD Rom. Li ho usati come base per questa card di prima comunione per il bimbo di un'amica.

Come sempre non sono partita con questa idea in testa ... Volevo realizzare una card che contenesse una clip con una macchinina perchè a Giulietto (il destinatario) piacciono molto. 
La stessa clip l'avevo usata anche per la card destinata al mio nipotino Daniele. Nell'andare a cercare il post dove vi mostravo questo lavoro ho scoperto che era una card per la prima comunione! Evidentemente questo evento mi spinge ad usare questa clip e questo tipo di card ... che strano! Dovrei chiedere ad uno psicanalista!  ... :-)


Comunque mi sono detta che forse sarebbe stato carino che questo biglietto potesse essere "rimanere" anche dopo la cerimonia e quindi mi sono detta: "perchè non realizzare una card che possa poi diventare un porta foto da appendere al muro?" 
Un pò come quella che realizzai per l'altra nipotina Giorgia, qualche tempo fa.


Vabbè per non portarvela per le lunghe i colori che ho scelto sono abbinati alla carta regalo utilizzata per incartare il regalo. Questo è l'elemento guida della mia card. Forse non molto professionale ... boh! 

La realizzazione è molto semplice. I due Cd sono ricoperti con carta patterned, Il numero è tagliato a mano, la scritta con la Craft Robo (niente, non ci faccio amicizia con questa macchina, poi un giorno vi racconterò le mie vicissitudini!).


La "famosa" clip della macchinina è incollata su di una placchetta di quelle poste sopra ai tappi degli spumanti. La carta utilizzata per ricoprirla è in realtà un fazzolettino. Ho limato le punte e l'ho incollata dapprima ad un pò di spugnetta riciclata da non so quale imballaggio (mai buttare niente! Questa è una delle regole fondamentali della Scrapper in tempo di crisi!) :-)
E poi sul CD Rom. 


 Il retro dei CD è trattato diversamente perchè la carta disegnata è finita. Quindi semplice cartoncino bianco tamponato con il distress Ink Savage. 
Non mi piaceva però come il message box si sposava con la carta utilizzata per rivestire il disco. E quindi il box l'ho incollato direttamente sul supporto del CD. Secondo me, spicca di più. Vero?


I due CD tra loro sono uniti con il Twistart e lo stesso è usato per il nastrino che fa da "gancio".

Una piccolissima tag, di quelle che i negozi usano per i prezzi, trattata nello stesso modo del cartoncino bianco, indica la data dell'evento.

Ora è evidente che non è una semplice card, se non altro per l'ingombro e il peso, non per altri motivi!. 
Non si può "attaccare" al regalo con una semplice mollettina. Mi sono creata quindi una busta, sempre col cartoncino bianco trattato nello stesso modo, per contenerla.

Ora sinceramente sono partita dalla realizzazione di una semplice card, e mi sono fatta prendere un pò la mano. Non so se alla fine piacerà. Lo spero!


Ci vediamo al più presto. Altri lavori bollono in pentola ... Speriamo non  si brucino però! ;-)

A presto

08 maggio 2014

L'inverno del mondo

Non spaventatevi! Non voglio parlarvi della triste situazione mondiale, dove ogni angolo di mondo soffre economicamente, socialmente, lamentando violazione di diritti fondamentali etc. etc.

Voglio solo parlarvi del libro di Ken Follet. Il secondo della sua trilogia "Century". Non ricordo se vi ho parlato del primo: "La caduta dei giganti". Lo aveva comprato mio padre e io l'ho trovato ancora incellofanato alla sua morte. Ad entrambi Ken Follet piace molto, abbiamo letto tutti i suoi libri.
Se ve ne ho già parlato mi scuso se mi ripeto, in caso contrario queste cinque righe introducono bene il secondo libro della trilogia.

Nel "La caduta dei giganti" la storia ruota intorno a 5 famiglie: aristocratici e non, interessati alla politica e non, ambiziosi e non, le cui storie si intrecciano su due continenti e all'alba della prima guerra mondiale. E' un romanzo, un romanzo ambientato in momenti e luoghi ben identificati. Immagino che forse qualche notizia di tipo storico sia un pò "adattata" alla trama, ma sono sicura, da quello che ricordo di storia, che fondamentalmente l'impostazione del libro sia giusta. 

"L'inverno del mondo" inizia dove il primo finisce o giù di li: 1933 ascesa del nazismo in Germania. Le famiglie coinvolte sono le stesse. Le ritroviamo più o meno dove le abbiamo lasciate. Tutte.
Il romanzo ben trasmette l'angoscia di quegli anni. La violenza e i diritti umani cancellati dalla follia nazi-fascista, ma nello stesso tempo nella rappresentazione dei personaggi ci sono aspetti positivi di alcuni di loro che portano un minimo di speranza nel riscatto delle persone per bene, che in un modo o nell'altro riusciranno a sopravvivere a quella follia. 
E poi le paure, le pene e le atrocità della guerra, e ancora le violenze del dopo guerra con la liberazione delle popolazioni assoggettate al nazismo, da parte degli alleati e dei sovietici. I vincitori molto spesso non si distinguono dai vinti nella violenza purtroppo. 

Non vi racconterò di più sul romanzo perchè la trama è accattivante, non dimenticate che fondamentalmente è un romanzo, e come sempre cattura l'attenzione del lettore. Ken Follet è un mago in questo; quando inizi un suo libro non c'è nulla da fare: lo devi finire! 
A parte un rinfrescare la memoria su un capitolo di storia importantissimo dello scorso secolo, devo confessare che la parte iniziale ambientata a Berlino sull'ascesa del nazismo, sulle violenze di quei tempi, mi ha portato a volte ad accostare queste sensazioni a quelle che a volte mi sorgono ascoltando il telegiornale o leggendo i commenti ad alcuni post sui social media. Ma non è questo un blog dove affrontare certi argomenti. Qui si fanno chiacchiere da salotto :-)

I personaggi sono ben narrati, insomma Ken Follet li fa vivere nella tua mente, come sempre. Il libro termina con l'inizio della guerra fredda.
Ora a settembre dovrebbe uscire il terzo capitolo della trilogia, che immagino inizi dove il secondo finisce. Insomma ... Non vedo l'ora!

A presto








28 aprile 2014

Il piccolo Nicolas e i suoi genitori

Ieri sera ho visto un film in televisione. Stranamente c'era qualcosa di decente e ve ne voglio parlare subito perchè il film in questione è davvero una "chicca".

E' un film francese, e qui vi confesso che il mio giudizio sui film al di là delle Alpi sta decisamente mutando. L'ho detto già altre volte: il cinema francese lo trovavo veramente noioso, lento. Oggi riconosco che alcune produzioni sono davvero particolari, fresche, intelligenti e delicate.
Il titolo originale è "Le petit Nicolas", nella traduzione ci ha guadagnato "e i suoi genitori", è una storia tutta raccontata dal punto di vista infantile, un pò "fumettata" come lo era Ameliè per esempio, in una Francia non ben identificata nei luoghi e nei tempi. Si comprende solo che è un'infazia priva di televisione e pertanto dove i bambini lasciano ampio respiro alla propria fantasia. 


Dunque Nicolas è un bambino sereno in una famiglia che gli vuole bene. Ha molti amici di scuola, nel film ben rappresentati, i quali ovviamente condividono con lui tutti i loro pensieri. Sono amici e si raccontano tutto. Un giorno Nicolas ascolta il racconto di un amico al quale è nato un fratellino e a casa ritrova alcuni indizi nei comportamenti dei suoi genitori. Pensando quindi che la famiglia si ampli e non amando particolarmente questa idea, con i suoi amici cerca una soluzione all'arrivo del nuovo nato: questi deve essere "rimosso" affinchè per Nicolas nulla cambi.
Da qui i bambini elaborano vari piani per trovare i soldi al fine di assoldare un gangster che si occupi di questo, in realtà parlando sempre con un'autofficina che per rimozione intende quella dell'auto.
Insomma vari goffi ed esilaranti tentativi per arrivare a rimanere il re di casa.
Però poi rivendendo il compagno di scuola col fratellino cambia idea e pensa a come potrebbe insegnare al fratellino a giocare a pallone, ai soldatini etc. Quindi l'idea di farlo rapire per crescerlo lontano da casa viene meno.

Ma tutto crolla quando in realtà a casa arriva una bella bambina, tutti i suoi sogni svaniscono: la sorellina non è interessata ai soldatini e alla palla. Questa delusione però gli farà capire una cosa: cosa vuole fare da grande. 
Il film finisce come inizia con il tema commissionato dalla maestra e scritto alla lavagna: "cosa farò da grande".
Non vi dirò qui cosa vorrà fare perchè almeno una piccola sorpresa ve la devo lasciare!

Vi dico solo che se volete meno di due ore leggere, fresche ed esilaranti questo è il film per voi. 

A presto



23 aprile 2014

Scrapbooking nel terzo millennio

Chi mi segue dai tempi del mio sito Scrapbook.it sa perfettamente la storia di questo hobby: le radici, le motivazioni che già nel 16° secolo hanno spinto gli uomini, intesi come genere umano, a creare questa raccolta di "ricordi". Inizialmente si trattava di citazioni, di libri, di storie; poi con l'avvento della fotografia, lo Scrapbook si è perfezionato inserendo le immagini.

Per chi invece mi conosce solo dal blog e avesse voglia di leggere la storia di questo hobby che è vera arte, ma che non chiede di essere artisti, può leggere il mio articolo "l'Arte dello Scrapbooking", suddiviso in tre parti scritto proprio per il sito.
Ho sempre pensato e sono stata sempre d'accordo sul fatto che lo scrap dovesse avere come motivazione primaria quello di ricordare, di tramandare ai posteri. E ciò che realizzo è sempre improntato a questa filosofia. Ho scrappato  per mostrare foto, solo raramente, dal mio punto di vista ogni layout deve avere una storia.

Ora però leggevo qualche giorno fa un articolo davvero interessante sullo: Scrap, Smartpone e Social Media. 
Brevemente la domanda che ci si poneva era se oggi nell'era delle migliaia di foto scattate in forma digitale, lo scrap inteso come album di ricordi ha più senso.

Una volta si andava dal fotografo, si facevano stampare le foto scattate e alcune di queste venivano poi raccolte nel nostro scrapbook. Ma oggi che tutti abbiamo la funzione foto nello smartphone o abbiamo una macchinetta digitale a portata di mano e scattiamo foto su foto, tanto da averne migliaia nel nostro pc, le condividiamo sui social media in tempo reale per cui sappiamo bene quando, dove e con chi abbiamo fatto quella foto, ha più senso fare uno scrapbook?
E non sto parlando qui di scrapbooking digitale, pure molto diffuso, non so quanto per motivi economici e di spazio (bè non devi comprare abbellimenti e materiali "fisici", ma solo digitali: meno costosi e con poco ingombro), e quanto perchè piace, sto parlando di un vero e tradizionale scrapbook.

Mi sono ritrovata a pensare ...

Ha senso? Io stessa oggi faccio molto ma molto meno scrap, un pò per il tempo, un pò per mancanza di "serenità mentale", un pò perchè effettivamente non ho motivo di fare un album di ricordi. 
Con le foto digitali sai bene quando e dove è stata scattata questa foto, con i social media sai bene con chi hai fatto questa foto ... E allora lo scrap è finito?
No. E vi spiego perchè. 
Un album digitale sia esso su Facebook, sia su Picasa o altro non trasmette informazioni vitali intorno a quelle foto.
Abbiamo detto che sai come, dove, chi, quando. Riesci a sapere perchè? Riesci a sapere le emozioni che ruotano attorno a quelle foto? Le sensazioni, i racconti di odori e luci ... Insomma brevemente nelle foto digitali condivise ... Manca il journaling! Manca tutta quella che è la storia attorno alle foto!

E allora forse più che scomparso lo Scrapbooking deve adattarsi alle mutate situazioni sociali e di comunicazione.
Forse se prima si scrappava ogni foto "particolare" tipo: la gita fuori porta, la cena con amici, i biscotti fatti in casa ... oggi si può decidere di scrappare solo alcuni momenti della nostra vita, quelli più particolari, quelli più intensi emotivamente.
Scrappare quindi per raccontare qualcosa di più o più approfondito, ma non scrappare tutto.
E con questa affermazione vi lascio! :-)
A presto



19 aprile 2014

Buona Pasqua 2014!

E si gli auguri quest'anno ve li faccio con la foto del biglietto per il nipotino. 
Vive lontano e voglio inviare la palma. Mi sembrava bruttino farlo senza un bigliettino di accompagnamento e allora ho pensato a questo.

Vi ricordate quando nel post precedente ho parlato di "sdoppiare" la card del drawer per non farla imbarcare?

Bene pensate a questo biglietto di pasqua in versione drawer: la parte lunga con i cassetti, sagomata alla base come ho fatto nel biglietto precedente, la parte larga con una decorazione di qualsiasi tipo, una scritta, o altro. 


Ritornando al biglietto pasquale l'unica cosa di cui non sono sicura è se incollare la palma nella parte lunga. 

La parte larga comprenderà una foto che scatteremo il giorno di pasquetta tutti insieme, tra l'altro è anche il compleanno della mia mamma che compie 90 anni!
Quindi pensavo: mettere la palma non sa tanto di "caro estinto"? :-)

Penso la invierò a parte. Quella parte la lascio così ... "essenziale" ... :-)

Allora cari amici virtuali con la foto della produzione pastiere 2014 vi faccio tanti auguri di buona pasqua!
Come sempre auguri di serenità e salute. Tutto il resto viene di conseguenza!

Ci si rivede dopo pasqua a pance piene! :-)

A presto


15 aprile 2014

Baby drawer per una baby girl

Ho visto la data dell'ultimo post ... mamma mia! Che pigrona che sono! E si! Perchè ormai il pollice va alla grande e quindi scuse non ne ho proprio più. 

Comunque eccomi qui a mostrarvi l'ultima card. Mi è stata richiesta per la nascita di una bimba e vi anticipo che non è nulla di originale, le ho viste in giro e l'ho riprodotta.

E' un classico "cassettone". L'ho un pò interpretata a modo mio rispetto a quelle che girano in internet. Se fate la ricerca per baby drawer card ve ne usciranno molte.

Chi mi segue e mi conosce sa che mi piace fare le cose da me: mi piacciono poco i templates, le cose già fatte. 

Anche per questa card ovviamente mi sono regolata così. Cosìcche la sagoma del cassettone me la sono disegnata e poi ritagliata con le forbici decorative "Victorian".

C'è un difetto di progettazione: la card è troppo larga per la sagoma riprodotta cosi si "imbarca" come si vede dalla foto di sotto. 

Sarebbe stato necessario farla più stretta o allargare i piedi del cassettone per non farla crollare.

Così se pensate di farla ricordatevi di questo particolare. Oppure si può fare tenendo sempre la stessa larghezza, ma sdoppiandola: il cassettone più stretto e lungo e la parte laterale più grandicella con una semplice decorazione, scritta o qualsiasi cosa.

Forse non mi sono saputa spiegare bene, ma nella eventuale vostra ricerca su google la troverete anche così. E lo so che direte: "Monica l'aveva accennato"! :-)

I pomelli della cassettiera sono fiori in gomma crepla, decorazioni varie ritagliate e incollate, alcune normalmente altre - come la maglietta - con il bi-adesivo spessorato.

La copertina è un pezzetto di merletto di bomboniera ripiegato, la cruccetta del vestitino, un gancino da orecchini modificato.

Strass a decorare e la "L" come iniziale del nome. Spero piaccia a chi me l'ha chiesta. Ho sempre questo timore.

E ora al lavoro! Nell'ordine: pastiere e bigliettino per pasqua per il nipotino lontano così giusto per accompagnare la palma.

Ci sentiamo per gli auguri.
A presto

18 marzo 2014

Il lato positivo

Bel titolo vero? Ricco di energia positiva, solare ... 
Non sto elogiando il titolo del post, ma il titolo di un film che ho visto ieri sera. :-)

Poichè la mia mano ha ancora i punti, lavori da mostrare non ne ho, meno che mai ricette perchè ci stiamo preparando a prendere i chili di Pasqua, libri finiti non ne ho ... vi parlo di questo film.

Ovviamente la mia dolce metà accanto a me mi ha chiesto: "ma cosa è che ti piace in questo film?" ... Si, ...  era troppo parlato per lui. Mi domando se è un problema solo del mio maritozzo o di gran parte del genere maschile, quello di evitare film dove il coinvolgimento emotivo è forte e dove i personaggi si confrontano con un dialogo serrato. Mah! Hanno paura che questi coinvolgimenti possano poi diventare reali in una reale coppia? ... non so ... ;-)

E' un film romantico, in questo periodo scene cruente e ansie da film proprio non mi servono. :-) E' una storia d'amore, non proprio banale, perchè nasce tra due persone molto provate psichicamente, sempre sull'orlo di un baratro.

E' la storia di Pat, affetto da bipolarismo, che in tutti i modi cerca di riconquistare la moglie, la quale a causa della malattia ha chiesto ed ottenuto un'ordinanza di restrizione. Pat la ama molto, ma il motivo che lo ha portato a scontare questa pena in ospedale è stata l'aggressione all'amante della moglie che ha  scoperto in flagrante proprio nella loro casa. Pat, che non ha più casa e lavoro, ritorna quindi dai genitori, una famiglia anch'essa un pò particolare, e qui nel quartiere incontra una giovane donna, vedova, sull'orlo di un baratro per dipendenza da sesso. Tra i due si instaura uno strano rapporto di mutuo reciproco aiuto che li porterà ad una gara di ballo e a scoprire che tra loro è sbocciato un amore.
In modo molto stringato questa è la trama. 

Mi ha colpito molto il modo in cui il regista ha affrontato la problematica della malattia all'interno della famiglia. Sono sempre situazioni pesanti, molto difficili da affrontare. Genitori provati, diffidenza dei vicini, commiserazione ... insomma emozioni forti. 

Ho inoltre trovato molto positiva l'energia che il protagonista ha nel volere di nuovo una vita "normale", ma non fattibile, perchè certo non accanto alla moglie che lo ha prima tradito e poi lasciato, in una famiglia con problemi anche interpersonali; mi è piaciuta la sua disciplina nell'affrontare le cose per raggiungere sempre la meta prefissata. 
La protagonista femminile, Tiffany,  vedova molto giovane, è chiaramente una persona sola, borderline, che trova in Pat la persona giusta a cui aggrapparsi prima di precipitare. Lo aiuta ed è aiutata a raggiungere un obiettivo che darà loro la consapevolezza che la loro vita può essere vissuta in modo "normale". 

Qui poi mi chiedo cosa vuol dire "normale", ma questo è ... un altro post! :-)

Insomma piacevole, romantico al punto giusto, ben recitato, fa anche un pò riflettere appunto su cosa è normale e cosa no, e dove si vede e si vive "varia umanità".

Spero la prossima volta di potervi mostrare qualcosa di scrapposo, o uncinettoso, o altro. Vorrebbe dire che il mio pollice destro è ritornato! :-)

A presto

10 marzo 2014

L'inconfondibile tristezza della torta al limone

Come sempre mi ha colpito il titolo. Non credo sia solo perchè menziona torte e io sono golosa!

L'ho quasi divorato. Ho finalmente operato il pollice e me ne sono dovuta stare per qualche giorno ferma. L'unica era leggere. 

Ho dato fondo ai libri in attesa sul kindle. Per alcuni non ne è valsa la pena, per altri si.

Cominciamo da questo. 

E' la storia di una ragazzina, che poi cresce e diventa donna, che alla vigilia del suo nono compleanno scopre di avere il dono di "capire" il cibo. Ossia sente attraverso di esso i sentimenti di tutti coloro che sono venuti in suo contatto. Oltre ovviamente a capirne tutti gli aspetti più nascosti, come il tipo di mangime usato o la provenienza. La cosa per la piccola più sconvolgente è che riesce a capire le persone attraverso il cibo, a conoscerne i più segreti sentimenti: rabbia, amore, delusione e così via. Comincia per lei una vita di inferno perchè non sempre si è in grado di sopportare tutti i sentimenti, soprattutto se questi sono delle persone a noi vicine, come i nostri genitori ad esempio. Noi li immaginiamo perfetti, perchè è da loro che vogliamo farci proteggere, ma se attraverso il cibo si scopre che in effetti sono esseri umani e perfetti non lo sono, che hanno sentimenti di rabbia, di amore verso persone a noi sconosciute, di delusione, di impotenza, questo ci riesce difficile da sopportare.

Ecco questa è la prima fase del libro. Carina, intrigante quanto basta, coivolgente. Poi nello sviluppare la storia l'autrice a mio avviso si perde.  La narrazione si fa "inutilmente" lunga.

Gli anni passano e la protagonista, Rose, impara a convivere con questo suo dono. Scoprirà che anche altri in famiglia hanno doni particolari: il padre, il fratello, la nonna.
Immagino che nell'intenzione dell'autrice questo voglia dire che in fondo ognuno di noi ha delle qualità che ci rendono speciali e unici nel nostro genere. Che dobbiamo imparare a confrontarci col mondo e capire che tutti abbiamo un posto ed un ruolo. Il che non è sempre facile ed il fratello di Rose infatti non ce la fa a confrontarsi e sceglie una via di fuga, raccontata in modo particolare, per non accettare queste "diversità". 

Nel complesso la lettura è stata piacevole. La prima parte di più devo essere sincera. La seconda parte ho avuto difficoltà a seguirla, forse perchè mentalmente mi ero predisposta ad un semplice romanzo e non ad un messaggio. Però con la chiave di lettura giusta devo riconoscere che ne è valsa la pena l'acquisto.
Poi come ho letto da qualche perte l'importante è leggere sempre e ovunque. Ed è vero: leggere ci rende liberi.

Spero di tornare quanto prima con qualcosina di "lavorato". Devo collaudare il mio pollice destro ritrovato! :-)

A presto.

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