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16 febbraio 2016

Spose di guerra


Eccomi qui, ogni tanto passo per il blog. Anno nuovo, propositi vecchi, ma tempo pochissimo. 
La dolce mamma è sempre con noi, con tutti i suoi problemi. E' stanca lei e siamo stanchi noi ....
Lo scrap è relegato in un angolo che solo raramente e per necessità visito. 
L'uncinetto è più facile da portar dietro e quindi lavoricchio cose piccole, come porta cellulari, sciarpe. 
Sto provando a fare delle scarpette per neonato. Così tanto per curiosità per come si fanno non perchè ci sia un reale bisogno. 
Quello che faccio di più è ovviamente leggere, anche perchè col Kindle nemmeno più il peso dei libri ho con me!
Mi ha sempre incuriosito la storia della seconda guerra mondiale, sarà perchè sin da piccola ne ho sentito parlare nei racconti dei miei genitori che l'hanno vissuta in prima persona.
Racconti di molta paura, solidarietà si, ma non tantissima, la gente comune in particolari occasioni ha paura. E tanta, tanta fame.
Quando ho visto in offerta questo libro non ho esitato a prenderlo e ha risposto appieno alle mie aspettative. E' ambientato in Gran Bretagna, isola martoriata dai bombardamenti e dalla fame degli abitanti. 
La storia si snoda attraverso cinque donne molto diverse tra loro che la guerra, la paura e le privazioni uniscono in una solida amicizia. Dopo anni si riuniscono per una commemorazione e .. insomma un finale non scontato.
Bello, da consigliare se vi piacciono i romanzi su uno sfondo storico più o meno romanzato. E' anche una storia di solidarietà femminile, quindi immagino appassionante solo per noi donne. Ma ne vale la pena. Romanzo non banale.

Ora spero non passino altri due mesi per un nuovo post. A dire la verità se ne ho la possibilità, devo fare un regalo ad una carissima amica e se non voglio usare l'uncinetto sarà lo scrap il mio prossimo lavoro!

A presto

14 giugno 2014

Io confesso

Metto subito la foto perchè non vorrei pensaste che voglio confessarvi che ... sono profondamente pigra! :-)

No. Io confesso è un il libro che ho letto qualche tempo fa e che mi è tornato alla mente pochi giorni fa quando su Facebook, un amico americano (texano per la precisione), ma di origini italiane, ha messo un post con i dati di violenza e possesso armi negli Stati uniti. 
Sono rimasta davvero molto sconcertata non tanto dalla notizia in se che è peraltro nota, viste le continue notizie di cronaca, ma sono rimasta sconcertata dai commenti, quasi tutti americani, al post. 

In breve: tutti erano a favore delle armi perchè il possesso di queste limiterebbero la violenza ("se sanno che hai un arma non ti vengono in casa" ...) e sulla necessità di difendersi, di fare ... "occhio per occhio, dente per dente" ... 

Ora, sul limitare la violenza sono profondamente scettica perchè non ci credo minimamente. Sul difendersi ...........

Vabbè a questo punto vi parlo del libro che fondamentalmente tratta della pena di morte e in pratica di una "vendetta" come la definisce la mamma della vittima nel romanzo. 
Perchè in realtà la pena di morte è questo: nessuno scopo educativo o deterrente è solo dissetare i parenti delle vittime assetati di vendetta ...

Grisham lo aveva già affrontato questo tema con una storia vera in Innocente e lo riaffronta anche con un romanzo. Come sempre non mi dilungherò sulla trama perchè non voglio togliervi la "magia" della lettura ;-).

Vi dico solo che tutto comincia una fredda mattina nello studio di un reverendo: un uomo in libertà vigilata, confessa un crimine per il quale di lì a pochi giorni ci sarà una esecuzione in Texas di un ragazzo di colore. Da lì comincia una corsa contro il tempo per far si che la esecuzione della sentenza venga almeno sospesa. 

I colpi di scena sono tanti, i personaggi sono ben rappresentati e sono davvero, ma davvero molto credibili, nel bene e nel male.
Non vi dirò assolutamente nulla sull'esito di questa corsa contro il tempo vi dico solo che è un libro che si fa leggere: non c'è nulla da fare appena hai due minuti liberi devi aprirlo!

a presto


08 maggio 2014

L'inverno del mondo

Non spaventatevi! Non voglio parlarvi della triste situazione mondiale, dove ogni angolo di mondo soffre economicamente, socialmente, lamentando violazione di diritti fondamentali etc. etc.

Voglio solo parlarvi del libro di Ken Follet. Il secondo della sua trilogia "Century". Non ricordo se vi ho parlato del primo: "La caduta dei giganti". Lo aveva comprato mio padre e io l'ho trovato ancora incellofanato alla sua morte. Ad entrambi Ken Follet piace molto, abbiamo letto tutti i suoi libri.
Se ve ne ho già parlato mi scuso se mi ripeto, in caso contrario queste cinque righe introducono bene il secondo libro della trilogia.

Nel "La caduta dei giganti" la storia ruota intorno a 5 famiglie: aristocratici e non, interessati alla politica e non, ambiziosi e non, le cui storie si intrecciano su due continenti e all'alba della prima guerra mondiale. E' un romanzo, un romanzo ambientato in momenti e luoghi ben identificati. Immagino che forse qualche notizia di tipo storico sia un pò "adattata" alla trama, ma sono sicura, da quello che ricordo di storia, che fondamentalmente l'impostazione del libro sia giusta. 

"L'inverno del mondo" inizia dove il primo finisce o giù di li: 1933 ascesa del nazismo in Germania. Le famiglie coinvolte sono le stesse. Le ritroviamo più o meno dove le abbiamo lasciate. Tutte.
Il romanzo ben trasmette l'angoscia di quegli anni. La violenza e i diritti umani cancellati dalla follia nazi-fascista, ma nello stesso tempo nella rappresentazione dei personaggi ci sono aspetti positivi di alcuni di loro che portano un minimo di speranza nel riscatto delle persone per bene, che in un modo o nell'altro riusciranno a sopravvivere a quella follia. 
E poi le paure, le pene e le atrocità della guerra, e ancora le violenze del dopo guerra con la liberazione delle popolazioni assoggettate al nazismo, da parte degli alleati e dei sovietici. I vincitori molto spesso non si distinguono dai vinti nella violenza purtroppo. 

Non vi racconterò di più sul romanzo perchè la trama è accattivante, non dimenticate che fondamentalmente è un romanzo, e come sempre cattura l'attenzione del lettore. Ken Follet è un mago in questo; quando inizi un suo libro non c'è nulla da fare: lo devi finire! 
A parte un rinfrescare la memoria su un capitolo di storia importantissimo dello scorso secolo, devo confessare che la parte iniziale ambientata a Berlino sull'ascesa del nazismo, sulle violenze di quei tempi, mi ha portato a volte ad accostare queste sensazioni a quelle che a volte mi sorgono ascoltando il telegiornale o leggendo i commenti ad alcuni post sui social media. Ma non è questo un blog dove affrontare certi argomenti. Qui si fanno chiacchiere da salotto :-)

I personaggi sono ben narrati, insomma Ken Follet li fa vivere nella tua mente, come sempre. Il libro termina con l'inizio della guerra fredda.
Ora a settembre dovrebbe uscire il terzo capitolo della trilogia, che immagino inizi dove il secondo finisce. Insomma ... Non vedo l'ora!

A presto








10 marzo 2014

L'inconfondibile tristezza della torta al limone

Come sempre mi ha colpito il titolo. Non credo sia solo perchè menziona torte e io sono golosa!

L'ho quasi divorato. Ho finalmente operato il pollice e me ne sono dovuta stare per qualche giorno ferma. L'unica era leggere. 

Ho dato fondo ai libri in attesa sul kindle. Per alcuni non ne è valsa la pena, per altri si.

Cominciamo da questo. 

E' la storia di una ragazzina, che poi cresce e diventa donna, che alla vigilia del suo nono compleanno scopre di avere il dono di "capire" il cibo. Ossia sente attraverso di esso i sentimenti di tutti coloro che sono venuti in suo contatto. Oltre ovviamente a capirne tutti gli aspetti più nascosti, come il tipo di mangime usato o la provenienza. La cosa per la piccola più sconvolgente è che riesce a capire le persone attraverso il cibo, a conoscerne i più segreti sentimenti: rabbia, amore, delusione e così via. Comincia per lei una vita di inferno perchè non sempre si è in grado di sopportare tutti i sentimenti, soprattutto se questi sono delle persone a noi vicine, come i nostri genitori ad esempio. Noi li immaginiamo perfetti, perchè è da loro che vogliamo farci proteggere, ma se attraverso il cibo si scopre che in effetti sono esseri umani e perfetti non lo sono, che hanno sentimenti di rabbia, di amore verso persone a noi sconosciute, di delusione, di impotenza, questo ci riesce difficile da sopportare.

Ecco questa è la prima fase del libro. Carina, intrigante quanto basta, coivolgente. Poi nello sviluppare la storia l'autrice a mio avviso si perde.  La narrazione si fa "inutilmente" lunga.

Gli anni passano e la protagonista, Rose, impara a convivere con questo suo dono. Scoprirà che anche altri in famiglia hanno doni particolari: il padre, il fratello, la nonna.
Immagino che nell'intenzione dell'autrice questo voglia dire che in fondo ognuno di noi ha delle qualità che ci rendono speciali e unici nel nostro genere. Che dobbiamo imparare a confrontarci col mondo e capire che tutti abbiamo un posto ed un ruolo. Il che non è sempre facile ed il fratello di Rose infatti non ce la fa a confrontarsi e sceglie una via di fuga, raccontata in modo particolare, per non accettare queste "diversità". 

Nel complesso la lettura è stata piacevole. La prima parte di più devo essere sincera. La seconda parte ho avuto difficoltà a seguirla, forse perchè mentalmente mi ero predisposta ad un semplice romanzo e non ad un messaggio. Però con la chiave di lettura giusta devo riconoscere che ne è valsa la pena l'acquisto.
Poi come ho letto da qualche perte l'importante è leggere sempre e ovunque. Ed è vero: leggere ci rende liberi.

Spero di tornare quanto prima con qualcosina di "lavorato". Devo collaudare il mio pollice destro ritrovato! :-)

A presto.

03 febbraio 2014

Four Italian Friends ... la ri-scoperta del Sud.

Questa volta le mie chiacchiere saranno rivolte alle mie origini. Chi mi conosce o mi legge sul blog, Facebook o Twitter sa che sono di Napoli e fiera di esserlo. 

In passato senza mai rinnegare le mie origini non mi sono mai molto interessata a parlare della città o della regione Campania e meno che mai del Sud in generale.
Ho sempre pensato in cuor mio che avevamo e abbiamo una ricchezza di cultura, di storia, di arte, di gastronomia, di paesaggi, e chi più ne ha più ne metta,  che ci rendevano una potenziale ricca regione.
Accanto a ciò ho sempre pensato che i peggiori nemici di Napoli siano i napoletani, così come per il resto del Sud siano gli stessi meridionali.

Negli ultimi anni - non dico l'età per carità! Me ne guarderei bene! - ma forse il fatto di aver lasciato la mia terra e di ritornarci solo sporadicamente ho sentito la necessità di condividere con i miei amici le bellezze in senso lato di Napoli e della Campania in generale.
Mi sono accorta di non essere l'unica meridionale a sentire questa necessità. 

Gli italiani in generale, non voglio restringere questo secifico discorso ai meridionali, sono un popolo di emigranti in senso ampio, nel corso della storia non ci siamo limitati ad andare all'estero, ma abbiamo attraversato questo stivale da Sud a Nord, ma anche viceversa.

L'emigrazione verso Torino e in generale verso la Pianura Padana negli anni del boom industriale, ma prima l'emigrazione dei Veneti artefici della bonifica dell'Agro Pontino. Storia raccontata in modo magistrale nel libro: Canale Mussolini di Antonio Pennacchi, e che caldamente vi consiglio.


 Ora tutto questo per raccontarvi un'avventura che insieme ad altri amici di origine pugliese abbiamo deciso di intraprendere: riscoprire il nostro Sud, nei punti più nascosti, nelle tradizioni più antiche, nei sapori meno diffusi, e raccontarlo agli amici e a chiunque vorrà seguirci.

Sorrento

 L'idea è nata perchè abbiamo voluto inizialmente raccontare i nostri luoghi a noi stessi: prima un viaggio in Cilento insieme, poi un viaggio in Puglia.

Una gita a Napoli, un fine settimana a Procida ... insomma abbiamo Ri-scoperto il nostro Sud e lo abbiamo raccontato. E lo abbiamo raccontato anche agli amici, non solo italiani, ma anche stranieri. Da qui l'idea di un blog che parli della nostra terra. In inglese perchè ormai tutti lo conosciamo, mentre gli anglosassoni non sanno l'italiano ... :-)  e perchè è più probabile che uno straniero non conosca la nostra terra, mentre un italiano si.
Ravello


Il blog si chiama Four Italian Friends perchè siamo quattro amici e sotto questo spirito vogliamo far conoscere le nostre terre. Non siamo stati molto originali direte voi! Lo so ... e per quanto mi riguarda è una grave onta visto che mi pongo come scrapper in primis! :-)



Lecce


Il nostro obiettivo è quello di far conoscere i "nostri posti"  sotto una luce diversa, meno turistica.

Far vivere il luogo come se si fosse del luogo, consigliare cose da fare fuori dai canali conosciuti, presenti nelle guide e quindi di per sè in parte snaturati.

Andare a visitare quel posto perchè intorno ad esso c'è una leggenda popolare, mangiare lì perchè la cucina è quella tradizionale casalinga.

Insomma consentire a chi vuole, di fare una esperienza diversa da quella prospettata dalle guide turistiche.

Trani
Immagino che ogni città, paese o contrada abbia qualcosa che ogni abitante conosce, ma che lo scrittore della guida turistica non ha scoperto! L'Italia è piena di queste meraviglie, un pò nascoste, molto abbandonate, che andrebbero rivalutate.

Questo periodo di pesante crisi economica dovrebbe far riflettere non tanto noi cittadini, quanto chi di questo paese decide la via da percorrere, di puntare sulle nostre eccllenze: arte, storia, cultura, cibo.

Del resto ci sarà un motivo per cui noi siamo qui da qualche migliaio di anni mentre altri nel pianeta no? :-)

Spero di leggere qualche vostro feedback in merito o anche solo le vostre esperienze.

Del resto chi mi segue su FB e su Twitter (un pò meno) sa bene la passione che mi spinge a parlare della mia terra.

La prossima volta vi mostrerò un qualcosa nella quale per la prima volta mi cimenterò: il cucito. O meglio non è tanto una prima volta ma quasi! :-)

A presto

01 dicembre 2013

L'amore è un Patatrac

Di questo libro mi ha incuriosito il titolo: "patatrac" è un modo gentile per dire che una cosa ha causato guai, problemi "benevoli".
In questo periodo non riesco più a leggere cose impegnate, nè i miei soliti thriller ... ho bisogno di calma, serenità, positività ... E quindi quando vado in libreria o sfoglio un catalogo per il mio Kindle mi attraggono questi titoli.

La storia è molto semplice, frizzante, leggera; alcune situazioni sono raccontate così bene e sono così surreali, da avermi fatto ridere più di una volta durante la lettura.
L'ambientazione è tipicamente francese, resa davvero bene dall'autore.
La protagonista - Julie -  si innamora del suo vicino di casa prima ancora di incontrarlo. E' il cognome che la attira: "Patatrac". Da quel momento  numerose sono le situazioni un pò strambe in cui si ritroverà per conoscere - e poi per vedere e "farsi" vedere - dal suo bel vicino di casa.
Questo amore che la travolgerà le darà anche la forza per cambiare alcune cose della sua vita che proprio non le piacciono: l'amore come forza di animo e coraggio per affrontare la vita, per aprirsi agli altri, per capire gli altri.
Alcune situazioni sono davvero surreali, spero inesistenti in concreto (è ciò che distingue un fatto di cronaca da un racconto), perchè altrimenti mi porrei domande sul genere umano! :-)
Insomma un libro molto leggero, ma decisamente piacevole.

Due parole sull'autore: confesso che prima di arrivare alla fine del libro non avevo capito che Gilles Legardinier fosse un uomo. Pensavo che Gilles fosse un nome da donna.
Il personaggio di Julie, il carattere, i pensieri, le dinamiche per far decollare questo amore che lei fin dal primo momento reputa travolgente, viene raccontato così bene che ero proprio sicura - fino ai ringraziamenti - che si trattasse di una donna.
Ora dal mio punto di vista questa sensibilità, o meglio questo acume nell'analisi dell'universo femminile da parte di un uomo, lo trovo decisamente un punto di forza per l'altra metà del cielo. Se solo fosse più diffuso, non staremmo a parlare di violenze, incomprensioni, femminicidi etc. etc. Ce ne fossero di uomini con questa sensibilità! :-)
Spero per la sua compagna che sia realmente così anche nel mondo reale.
A presto.

07 novembre 2013

Io che amo solo te

 Soffro d'insonnia e quindi di notte o mattino presto ascolto la radio con le cuffiette, per non svegliare il maritozzo.
 
Al fine settimana dalle 6 in poi su Radio 2 fa una trasmissione (ormai da anni) "Colazione da Tiffany" con Luca Bianchini e Mavi Scartozzi.
 
Ora sinceramente questa trasmissione non ha - dal mio punto di vista - alcun spessore. Parlano del nulla e poi di oroscopo, cosa che io odio. Non è tra le mie trasmissioni preferite. Però ve ne parlo perché Luca Bianchini è uno scrittore (romanzi) e sembra anche tra i più venduti. Il suo ultimo romanzo "Io che amo solo te" mi ha incuriosito perché è il titolo di una bellissima canzone di Sergio Endrigo, con un testo magnifico. Se non la conoscete cercatela nel web, va ascoltata.
 
Da quando ho il kindle leggo con una certa velocità, perché dato l'esiguo peso me lo posso portare ovunque. E anche il costo del libro stesso è decisamente più basso, per cui anche libri che non avrei comprato, oggi tendo a considerarli un po' di più.
 
"Io che amo solo te" è un romanzo leggero, ovviamente sull'amore. Non ha particolare spessore (senza offesa per l'autore: mi sarei meravigliata visto il personaggio radiofonico, ma magari se leggessi gli altri suoi romanzi mi ricrederei), però è una storia leggera, che si legge veloce e con piacere.
 
Sullo sfondo di un amore attuale tra due ragazzi di Polignano c'è la storia d'amore dei rispettivi genitori, un amore del passato, contrastato e mai soddisfatto. Ancora prepotentemente presente nei protagonisti, ovviamente sposati con altri e con una vita ormai alle spalle, con rimpianti e ancora sogni su questo amore di gioventù.
Ovvio che per il bene dei figli questo amore rimarrà nei ricordi e/o sogni dei protagonisti. Il racconto si snoda attraverso i preparativi di questo matrimonio, meridionale e forse un po' pacchiano; ben narrato anche l'equilibrio dei vari personaggi alle prese con problemi e ossessioni dei nostri tempi.
La location è abbastanza ben dettagliata per cui davvero sembra a volte di essere in quella assolata e meravigliosa terra di Puglia!
 
Insomma è un libro gradevole, apprezzabile se si ha bisogno di sgombrare la mente con letture semplici e leggere. Nulla più di quanto non mi aspettassi.
 
A presto
 
 
 

08 ottobre 2013

Inferno

I libri, come i vestiti, vanno scelti a seconda delle stagioni. Almeno questo è il mio pensiero. Ci sono letture per l'ombrellone (non esiste altra vacanza se non al mare per una napoletana come me!), e ci sono letture per le sere fredde e piovose.
 
 
Inferno di Dan Brown (ma tutti i libri di questo autore a dir la verità) è uno di quelli: leggero, senza grandi pretese ... insomma l'ideale per far riposare il cervello!
 
E' un thriller ambientato in Italia per un bel po' della storia, con il solito protagonista: il professore Robert Langdon, di Harvard.
 
Il noto professore esperto di simbologia dovrà vedersela stavolta con i numerosi segni legati a Dante ed alla sua Divina Commedia.
 
Ovviamente qui non vi parlerò assolutamente della storia. Nemmeno un pochino, perché potrei rovinarvi la lettura del libro.
 
Vi dirò solo che non l'ho trovato all'altezza dei precedenti. Il Codice Da vinci è stato di gran lunga il migliore. Lo schema del romanzo si ripete esattamente come nei precedenti. L'ho trovato quindi da un certo punto di vista quasi scontato nell'evolversi della storia, e in alcuni punti davvero ripetitivo. Capisco fare durante la narrazione il punto della situazione, ma ripeterlo sistematicamente quasi ad ogni capitolo l'ho trovato davvero esagerato! Ed anche la storia, forse perché formata su uno schema ormai scontato, non prende più di tanto secondo la mia opinione.
 
Insomma se volete una lettura davvero leggera, forse questo è un buon libro. Ma se avete letto i precedenti, è probabile che rimaniate delusi come me.
 
A presto!
 
 

01 settembre 2013

La verità sul caso Harry Quebert

Sicuramente in qualche altro post ho detto come scelgo i libri da leggere: puro colpo di fulmine. Per la copertina, per il titolo, per l'immagine ... insomma deve catturare la mia attenzione.
 
E' quello che è successo per questo libro. In realtà qui il libro non l'avevo mai visto fisicamente, ho solo letto una intervista allo scrittore, peraltro anche su una rivista che non leggo mai se non dal mio dentista.
 
E lì l'ho letta. Forse la foto di Joel Dicker un bel ragazzo dal sorriso schietto e simpatico ha attirato la mia attenzione; fatto sta che l'ho scelto come lettura di una parte dell'estate e devo dire ha funzionato.

La storia è tinteggiata di giallo, non mi ritrovo nella definizione di horror che ho visto su qualche sito. Non lo è; è un bel romanzo giallo, forse in qualche punto eccessivamente dilungato su alcuni dialoghi inconsistenti, e forse a volte leggermente ripetitivo, ma nel complesso si fa leggere velocemente e con piacere.
 
La storia è ambientata nel 2008 in una piccola città (sinceramente non so se inventata o realmente esistente) del New Hampshire.
 
Si svolge in due distinti periodi distanti 33 anni, legati dalla presenza degli stessi personaggi. O quasi tutti gli stessi.
 
Protagonisti: uno scrittore alle prese con il concepimento del suo secondo romanzo, all'altezza del primo e quindi con tutte le pressioni del caso, legato da un'amicizia ad un altro scrittore famoso, professore universitario e del quale era allievo, che viene accusato dell'omicidio di una ragazza di quindici anni, scomparsa nel 1975, alla quale lo scrittore/professore al tempo della scomparsa, di gran lunga più grande di lei, era legato da una amicizia che può definirsi senza alcun dubbio più che affettuosa.
 
Da qui il dipanarsi della storia, dubbi che assalgono l'amico/allievo scrittore, dubbi che coinvolgono il lettore, ma devo dire non sempre coinvolgenti nello stesso modo, il definirsi di alcuni personaggi lentamente, e qui forse c'è quel quid che coinvolge il lettore. I personaggi durante il dipanarsi della storia, sembrano ciò che alla fine non sono. L'allievo, nell'intento di aiutare il maestro ad uscire da questa triste storia, riuscirà anche a scrivere il suo secondo best seller.
 
E non vi dirò di più per non togliervi il gusto di scoprire da soli questa storia. Che sicuramente sarebbe un'ottima compagnia in questi giorni di fine estate. Fa ancora caldo abbastanza, le serate sono ancora piacevoli perché quindi non mettersi in terrazza con un bel libro, una candela alla citronella per le zanzare e qualche succo di frutta per coccolarsi?
 
Fatemi sapere cosa ne pensate!
 
A presto.
 
 

11 marzo 2013

La cucina dei desideri segreti

Sono stata sempre un'avida lettrice, chi mi segue sul blog sa quanto amore ho per i libri. Le mie preferenze sono sempre andate ai gialli, ai "legal thriller", ma leggo con piacere storie di donne, non nel senso di romanzi d'amore, ma storie dove le donne sono in primo piano con le loro vite, le loro paure, i loro problemi e le loro infinite risorse.

In genere se non conosco già da prima del mio ingresso in libreria (virtuale o fisica che sia), mi faccio ammaliare dai titoli e dalle copertine; non compro un libro solo perchè è di quell'autore o di quell'altro, (ovviamente se l'autore mi piace sono portata a vedere cosa scrive), ma il libro in prima battuta mi colpisce per il titolo o per la copertina. Deve essere amore a prima vista!
 
Ed è proprio quello che è successso per "La cucina dei desideri segreti" di Darien Gee. Non conosco assolutamente l'autrice quindi la prima cosa che mi ha affascinato è stata la copertina. Questo rosa e verdino, i dolcetti ... insomma la copertina è stato il mio "amore a prima vista!".
 
 
Ho cominciato a leggerlo mentre la mia mamma non stava bene, tra un pò di ossigeno, un antibiotico, del succo di frutta, termometro e notti insonni.

La storia di per sè non è che abbia chissà quale spessore, però forse perchè l'ho letto in questo momento particolare l'ho trovata bellissima, e ho sospirato perchè so che ciò che accade nel libro difficilmente potrebbe capitare a me. Fondamentalmente, immagino, perchè è ambientata in una realtà (una piccola cittadina americana) che ho difficoltà a collocare qui in Italia, o forse può trovarsi solo in qualche piccola realtà di provincia.
O forse mi sbaglio e tutto ciò un giorno capitera a me! :-)
 
Dunque è sostanzialmente una storia di amicizia, che ha la sua nascita attorno al lievito madre donato anonimamente ad un primo personaggio del libro e che serve a realizzare un pane dell'amicizia amish, che deve essere in parte mangiato da chi lo fa ed in parte donato (nella forma del lievito madre) ad altri soggetti, e che fa il giro più e più volte dell'intera cittadina e che grazie all'attenzione per non far morire il lievito, al profumo, al sapore e a qualcosa di "magico", unisce le persone che sono coivolte facendole ritrovare: se stessi o affetti perduti.
Questa storia di amicizia e solidarietà (in una fase finale del libro questo pane è usato per sfamare una intera cittadina colpita da un'alluvione), si sviluppa attorno ad una sala da tè, inizialmente tra tre donne estranee fra loro, tutte con un proprio passato più o meno doloroso, ma tutte - nel momento dell'incontro - alla ricerca di qualcuno/qualcosa a cui appigliarsi. Sullo sfondo storie marginali più o meno legate alle protagoniste e si parla anche di scrapbooking! Cosa avrei mai voluto avere di più da un libro? :-)
 
E' una storia fresca che si legge facilmente, forse l'unico appunto che mi sento di muovere è che ci sono alcuni personaggi marginali della storia, che distraggono un pò il lettore, ma forse questa mia sensazione è dovuta al fatto che ho letto il libro in un momento in cui la mia mente non era proprio sgombra da  pensieri e per questo forse ho avuto difficoltà a collocare questi personaggi.
 
Ora il libro è finito, la mia mamma sembra abbia superato la fase critica (speriamo!) e quindi sono pronta a postare questo titolo, sperando di fare cosa gradita a chi passa da queste parti.
 
Sarebbe stato un ottimo post per la festa della donna, per celebrare degnamente questo giorno parlando di donne che soffrono, ma che sono solidali tra loro e che combattono per raggiungere una loro libertà (in questo caso ovviamente spirituale). Senza "scadere" nei festeggiamenti che oggigiorno si usano fare e che assolutamente nulla hanno a che vedere con la festa della donna e che - secondo la mia opinione - sono solo una ulteriore mortificazione della condizione femminile.  Una bella storia di donne e amicizia.
Ma la mia mamma ha avuto giustamente la precedenza. Forza mamma che ce la fai!
 
A presto

03 settembre 2012

La vendetta del Traduttore

Rieccomi qui, dopo un mese di caldo, caldo ma davvero caldo! I mesi estivi sono trascorsi tranquilli, tra famiglia, mare e amici. E voi? Spero che le vostre vacanze siano state rilassanti, ritempranti e rinfrancanti.
 
In questi primi giorni di settembre, quando un pò la malinconia ci prende, almeno a me fa questo effetto, le giornate visibilmente si accorciano e la luce cambia, mi sono detta che dovevo condividere con voi la lettura dell'estate. E quindi .... eccomi qui a riempirvi di chiacchiere nuovamente!
 
Forse l'ho già detto ma soffro d'insonnia e quando mi sveglio non riesco a riprendere sonno. E in queste mie veglie notturne la radio mi fa compagnia. Come durante il giorno. E' un'amica fedele che non mi delude mai!
 
In una di queste veglie avevo ascoltato la recensione di un libro "La vendetta del Traduttore" che mi aveva molto incuriosito. La storia era carina: un traduttore che stanco della mediocrità del libro che stava traducendo decide di apportare delle modifiche alla storia scrivendo un romanzo nel romanzo. Intrigante no?
 
Quanti libri in classifica sono mediocri! Diciamo la verità, quanti di quelli che leggiamo sono "spinti" dagli interessi delle case editrici, ma in realtà ben poca sostanza hanno e quanti invece rimangono lì in un cantuccio e a volte solo per un caso vengono "scoperti". E' lo stesso discorso sul cinema di qalche post fa.
 
Quindi la storia l'avevo trovata quasi come una rivalsa della buona scrittura sulla mediocrità. L'ho acquistato senza persarci su due volte.
 
E però .... però il libro non mi ha preso. Non so ... non sono riuscita ad entrare nella storia, nei personaggi ... insomma non vedo l'ora di finirlo. Perchè per me un libro quando si comincia si deve anche finire, bello o brutto che sia. Se non si completa la lettura non può aversi il quadro completo dell'opera e il giudizio è parziale.
 
Forse non era il momento adatto per me di leggerlo, forse non l'ho capito o forse la mia impressione è quella giusta. Non so. Mi farebbe piacere sapere le oponioni di altri che l'hanno letto per saperne le impressioni. Fidarsi solo delle recensioni non sempre è una cosa positiva.
 
Se passate di qui e l'avete letto, fatemi sapere cosa ne pensate!
A presto
 

25 giugno 2012

La metà di niente

Scrivendo questo post mi viene in mente una canzone di Neffa "Io e la mia signorina" e potrei canticchiarla cambiando qualche parola .... "io e il mio kindle stiamo bene insiemeeeeeee"! ... Si stiamo proprio bene insieme e non lo immaginavo! Non si perde nulla della magia di un libro leggendo su di un supporto elettronico e poichè pesa pochissimo e, grazie al mio "porta-Kindle",  ho ritrovato la gioia di leggere ovunque ... davvero ovunque!
E l'acquisto di libri, economicamente parlando, è davvero molto conveniente.
La scorsa settimana in offerta per 1,99 € ho acquistato il libro di Catherine Dunne "La metà di niente".




Non conoscevo assolutamente l'autrice, mi sono avvicinata al libro perchè mi ha incuriosito la storia che è ambientata in Irlanda e ho sempre apprezzato ciò che viene da lì siano essi libri, film o musica.

Devo dirvi che il libro si legge benissimo, l'ho divorato in 3 giorni (grazie anche al fatto che essendo sul Kindle me lo porto dove voglio).

La storia parte da una mattina in cui il marito, dopo circa 20 anni di matrimonio, mentre Rose sta preparando come tutte le mattine la colazione per la famiglia le annuncia che la lascia, che non l'ama più, che non sa se ritornerà.
Da qui nascono pagine in cui la vita di Rose e della sua famiglia cambia radicalmente, non solo per le conseguenze emotive dell'abbandono, ma anche per quelle finaziarie. C'è anche un lavoro di flash-back di Rose, degli anni del matrimonio, di come l'abbandono le faccia capire come la sua vita sia stata modellata su quella del marito e dei figli, di come abbia accantonato sogni, aspirazioni, pensieri e la propria felicità per "dare" felicità alla famiglia e in primis al marito che ovviamente, nello svolgimento del libro, vediamo che assolutamente non meritava tale dono. C'è un finale di riscatto che non vi dirò. Non sono così cattiva! :-)

E' un libro molto molto vero, noi donne tendiamo per cultura, educazione e forse geneticamente, a annullarci o meglio a postporre i nostri bisogni a quelli delle persone cui vogliamo bene. Cosa che in realtà non è sempre positiva: se si è insoddisfatti, anche inconsciamente, non si può far felice chi ci sta attorno. Ma ovviamente questo è un ragionamento a mente fredda che si fa sempre a posteriori ... a volte a posteriori di un evento nefasto.

Davvero un bel libro. Era da tanto che non divoravo così una storia.

A presto


22 maggio 2012

"Leggere"

Ancora oggi ad un anno e mezzo esatto dall perdita del mio papà, ritrovo cose a lui appartenute o da lui elaborate e conservate: appunti, citazioni, piccoli conti ...

Stamane ho avuto una ispirazione per la creazione del biglietto per la cresima del pronipotino e stavo quindi "giocherellando" con le mie carte, i miei timbri ... mi è capitato un foglio sotto mano di quelli da riciclare. L'ho utlizzato e solo al momento di buttarlo mi sono accorta che dietro c'era un appunto del mio papà intitolato "Leggere".

Mi sono incuriosita e l'ho letto. E' di fatto una dichiarazione d'amore per i libri e la lettura. E so perchè il mio papà l'ha riportata: ne ho parlato molte volte in questo blog del suo amore per i libri e la lettura e di come lo abbia a noi trasmesso. Di quanto ci abbia sempre esortato a leggere per arricchirci, nel pensiero e ... nell'italiano! Ci diceva sempre: "leggere vi scuote la mente e vi da una proprietà di linguaggio maggiore". Ed è vero. Oggi, che secondo le statistiche usiamo circa 1000 parole su un numero decisamente maggiore (secondo il Battaglia 160.000, secondo De Mauro 250.000 compresi i vocaboli tecnici), leggiamo davvero molto poco. I libri, che certo soprattutto in questo momento di crisi risultano essere costosi e per alcuni voluttuari; e anche i giornali ... ma quante parole usano i giornalisti? Quindi - forse - leggere il giornale conta poco ... :-)

Ho fatto una piccola ricerca su internet per questa citazione, non la conoscevo e non ne sapevo la provenienza. Non so neppure se questo foglio faccia parte di altri dove è riportato l'autore. Comunque l'ho trovata e ve la riporto. La dedico a tutti coloro che passano di qui e ai quali piace leggere, e la dedico anche al mio papà che ancora oggi dopo un anno e mezzo mi manca molto, ma che so che è sempre con me e lo porto sempre nel mio cuore.

Leggere

Non riesco a saziarmi di libri.
E si che ne posseggo un numero probabilmente superiore al necessario; ma succede anche coi libri come con le altre cose: la fortuna nel cercarli è sprone a una maggiore avidità di possederne. Anzi coi libri si verifica un fatto singolarissimo: l'oro, l'argento, i gioielli, la ricca veste, il palazzo di marmo, il bel podere, i dipinti, il destriero dall'elegante bardatura, e le altre cose del genere, recano con sè un godimento inerte e superficiale; i libri ci danno un diletto che va in profondità, discorrono con noi, ci consigliano e si legano a noi con una sorta di famigliarità attiva e penetrante.

Francesco Petrarca, estratto dalla lettera a Giovanni Anchiseo


Buona giornata a tutti.
A presto.

27 febbraio 2012

La nota segreta

Ho preso l'amore per la lettura e per i libri da mio padre. Lui amava leggere e ha trasmesso a noi la sua passione.

Finchè ha potuto gironzolava per le librerie in cerca dei libri che gli avrebbero fatto compagnia. Poi ha sostituito questa sua "uscita" con l'acquisto on line. E quando ci ha lasciati ho trovato nel suo studio libri ancora incellofanati frutto degli acquisti più recenti.

Ho cominciato quindi a leggerli, un pò perchè riconosco che avevamo più o meno gli stessi gusti e un pò perchè se io li leggo, li legge anche lui con me, perchè lo so che mi è sempre vicino.

 
Tra gli altri ho trovato questo libro di Marta Morazzoni "La nota segreta". Non so cosa abbia incuriosito mio padre nell'acquistarlo, se anche per lui valeva il mio discorso che un libro mi deve ispirare dal titolo, dalla copertina.
Fatto sta che come gli altri che ho trovato ancora intonsi, l'ho cominciato a leggere.

E' fondamentalmente un romanzo d'amore, dove non c'è solo l'amore tra un uomo ed una donna, ma anche l'amore, inteso come affetto, voglia che la persona amata sia felice, tra due donne, due monache. E' ambientato, o meglio la storia nasce, in una Milano ausburgica, in un monastero, tra musica, preghiere, insofferenza per una vita monastica non scelta e amore della suora più anziana verso questa fanciulla irrequieta e decisamente non baciata dalla vocazione.

Lo sfondo è uno sfondo: musicale, di donne coraggiose, molto coraggiose e non piegate alla volontà altrui, nonostante il periodo storico. Ed è anche un romanzo storico perchè per ammissione della stessa autrice, lo spunto le è stato dato proprio dalla storia della protagonista, una contessa milanese: Paola Pietra.

La lettura scorre facile e piacevole. Che dire? Forse la copertina non avrebbero stuzzicato la mia curiosità, però devo dire grazie al mio papà perchè me lo ha fatto conoscere. Ti voglio bene papà.

A presto



19 gennaio 2012

Lo Scurnuso

Non so voi, ma io i libri da leggere li scelgo "a prima vista"! Cioè: quando vado in libreria in genere è il titolo o la copertina, intesa come colori, disegni etc. etc, che mi attrae e mi fa decidere di comprare il libro. Molto raramente cerco un autore preciso, un libro di cui ho sentito parlare. Insomma deve essere "amore a prima vista", un rapporto quasi viscerale di scelta.

La stessa cosa è successa prima di Natale con "Lo Scurnuso" di Benedetta Cibrario. Mi ha attratto il titolo, vocabolo delle mie origini e che significa: "colui che ha vergona", appunto "scuorno" come si dice dalle mie parti.



Solo dopo, a casa, ho realizzato di aver già letto della stessa autrice "Rosso Vermiglio". Questo sinceramente non mi aveva entusiasmato molto, per cui se avessi collegato il nome, quasi sicuramente non avrei comprato questo libro.

E invece è stata una piacevole sopresa.

Il libro è suddiviso in tre parti, ognuna ambientata in un periodo storico diverso, ma tutte legate da un filo: i pastori del presepe napoletano o meglio dallo "Scurnuso" che è parte di questi pastori.
Sicuramente l'averlo letto nel periodo natalizio mi ha in qualche modo ben predisposta ad apprezzarne la storia.

E poi io adoro il presepe, quello napoletano, con i pastori, le taverne, le botteghe e anche le sue contraddizioni, come il cacciatore o il monaco francescano!
Quando ero ragazza lo costruivo insieme a mio nipote: carta di giornale e acqua e colla di pesce per dare la forma utilizzando per le montagne le grucce di metallo opportunamente sagomate. E poi i colori in polvere venduti dal ferramenta per tingere le montagne e le rocce. Il muschio, gli alberelli ... insomma proprio tutto.
E ora? Mi domanderete! Ora non lo faccio più per mancanza di spazio e un pò di tempo. Sono certa che se avessi dove metterlo troverei il tempo per realizzarlo. Ora mi accontento di una natività già pronta senza nemmeno i Re Magi. Un pò triste, direte voi! ... Sono d'accordo!
E adoro vedere e rivedere "Natale in casa Cupiello" dove il presepe è il centro della vita di Luca e della commedia. Il tutto fa molto Natale.

Certo il mio presepe di ragazza era con pastori in plastica e non aveva i pastori di cui si parla nel libro: quelli del settecento, ricchi nel vestiario, precisi nei dettagli. Questi sono bellissimi da ammirare non solo nel periodo natalizio, ma durante tutto l'anno.

Napoli ha una antica e ricca tradizione presepiale. A parte la via San Gregorio Armeno ormai famosa in tutto il mondo e che merita un giro almeno una volta nella vita (magari in novembre quando c'è meno confusione), durante il periodo natalizio si possono ammirare presepi con pastori di questo tipo in quasi ogni chiesa di Napoli, alcuni veramente belli e ricchi di pastori e di piccoli e preziosi dettagli. E poi una bellissima collezione di presepi c'è al Museo di  San Martino, da dove tra l'altro c'è una vista mozzafiato di tutta la città.

Insomma sono partita dal parlarvi del libro che ho terminato qualche giorno fa, per arrivare a fare promozione turistica della mia città. Come al solito mi sono persa nei miei discorsi.
Tornando al libro è piacevole da leggere, scorre bene. E riesce a trasmettere ciò che poi l'autrice ci svela a fine libro, il rapporto che c'è tra lei e i pastori tanto amati dalla sua nonna e che hanno fatto parte della sua vita.

Io spero di essere riuscita a trasmettere le mie di emozioni quando penso ai pastori ed al presepe.
A presto

07 settembre 2011

L'isola sotto il mare

Mi chiedevo ieri sera perchè se questo blog è la mia finestra sul mondo "allargato", non debba condividere con voi quello che mi frulla nella testa. Bè ... magari non proprio tutto! Non credo che interessi! :-)
Comunque eccomi qui a parlarvi di un libro che ho terminato l'altra sera e pensavo così di inaugurare un altro filone delle mie chiacchiere.

Ho realizzato che tranne l'elenco dei libri preferiti ed uin post sul libro Innocente, di un pò di tempo fa, non hovi ho mai parlato dei libri che leggo, che pure sono tanti e non tutti poi graditi.

Per principio, quando comincio a leggere un libro, lo finisco anche se non mi è gradito nella storia, nel modo di scrivere etc. etc.

Solo due volte non ci sono proprio riuscita ... non vi dirò i titoli, qualcun altro può averli apprezzati ...  aggiungo che per uno ho provato anche a riprendere la lettura ma proprio non ci sono riuscita ....




Questo di cui voglio parlarvi l'ho cominciato a leggerlo circa una decina di giorni fa, la storia prende davvero, per cui il libro si deve finire. :-)

Isabel Allende scrive sempre in modo molto discorsivo facendoti "entrare" nella storia; è bravissima e questo non è' l'unico libro scritto da lei che ho apprezzato.

La storia ruota attorno alle vicende di una schiava alla fine del 1700 nell'isola di Santo Domingo, ora Haiti. La sua vicenda personale sullo sfondo una società schiavista in fuga da un'isola in rivolta.

Non andrò oltre nella storia, mi limiterò a dirvi solo che è davvero un bel libro, quello giusto per chiudere una giornata.

A presto

11 gennaio 2008

La "magia" della lettura

Ho ereditato da mio padre l'amore per i libri. Anzi in famiglia l'abbiamo ereditato tutti a dir la verità. La mia goduria è farmi un giro tra gli scaffali di una libreria, meglio se in stile anglosassone, con tanto di caffetteria e divani dove sfogliare i libri al seguito. Ho da poco terminato un libro che mi ha particolarmente coinvolta: Innocente di John Grisham. Questi è uno dei miei autori preferiti, ho letto tutti i suoi libri e l'ho sempre apprezzato molto. Ed in genere mi ha sempre molto coinvolta. Questo libro non è un romanzo, ma una storia vera e proprio ciò mi ha particolarmente sconvolto. Ora non sto qui a raccontarvi la storia, perchè nel caso decideste di leggerlo, vi toglierei il piacere. Ma sommariamente vi dico che è la storia di un clamoroso errore giudiziario e tutto l'iter conseguente. Ho pensato: come è possibile che si possa finire in un incubo tale e mi sono chiesta: quanti ce ne sono di questi incubi in giro per il mondo? Su questo non è necessario leggere il libro, basta sfogliare a volte il quotidiano. Se volete riflettere un pò questo libro è un ottimo esercizio.

A presto

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