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06 settembre 2016

Ciao "ciaciona"

Qualche post fa ho scritto che non mi piacciono i blog che vengono lasciati lì così in un oblio, senza tempo, dimenticati volutamente o perché semplicemente la vita scorre. 
Per questo scrivo questo post. 
Non ho la serenità di scrivere nulla, ma non vorrei che anche questo blog viva il momento di arresto della mia vita senza alcuna prospettiva.
Sicuramente avrò la forza tra un pò di superare questo dolore che è anche fisico. Di ricordare Francesca: la mia mamma, bella, sorridente e amante della vita come era.
Ora non ce la faccio.
Ci rivediamo tra un pò.



"La morte non è niente.
Sono solamente passato dall'altra parte:
è come fossi nascosto nella stanza accanto.
Io sono sempre io e tu sei sempre tu.
Quello che eravamo prima l'uno per l'altro lo siamo ancora.
Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare;
parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.
Non cambiare tono di voce, non assumere un'aria solenne o triste.
Continua a ridere di quello che ci faceva ridere,
di quelle piccole cose che tanto ci piacevano
quando eravamo insieme.
Prega, sorridi, pensami!
Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima:
pronuncialo senza la minima traccia d'ombra o di tristezza.
La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto:
è la stessa di prima, c'è una continuità che non si spezza.
Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista?
Non sono lontano, sono dall'altra parte, proprio dietro l'angolo.
Rassicurati, va tutto bene.
Ritroverai il mio cuore,
ne ritroverai la tenerezza purificata.
Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami:
il tuo sorriso è la mia pace."

(Henry Scott Holland)


03 dicembre 2010

Racconto

L'ultimo saluto


Aveva piovuto dalla sera prima, ininterrottamente, a volte in modo violento, a volte con quella pioggerellina che ti entra nelle ossa. Certo anche il tempo piangeva la sua scomparsa, come tutti noi. E nell'accompagnarlo nel suo ultimo cammino all'improvviso una squarcio in cielo ed un raggio di sole diretto sulla sua bara. E poi l'arcobaleno: intero, nitido.

Un segno? Può darsi. Un saluto ad un uomo buono che nella sua vita aveva lavorato tanto sacrificandosi per dare alla famiglia quel benessere che lui non aveva avuto. Che quando aveva potuto aveva aiutato chi aveva bisogno. Sempre.

E mentre con stupore tutti notavamo questi segni mi è tornata in mente la notte di tre giorni prima.
Anche nella sofferenza, con l'ossigeno ed i dolori, mi rimproverava perchè non dormivo, ma ero seduta sulla sedia accanto a lui. E si scusava di dare tanto fastidio.
Ma che fastidio? Ero impaurita e addolorata per ciò che stava succedendo. Avevo solo voglia di guardarlo e di tenergli la mano per alleviare, anche se solo emotivamente, quel dolore che ormai da qualche giorno lo tormentava. Per fargli sentire che gli volevo bene e che non volevo che accadesse tutto ciò.

E poi il sabato, quando con la mascherina di ossigeno mi ha fatto cenno col dito che voleva il collirio nell'occhio. 
E quando ormai già allontanandosi da noi, ha aperto gli occhi ed ha detto: "Ho fatto inoltra. Ho fatto bene?" .... Si è giusto, hai fatto bene papà. Si perchè anche se molto tecnologico per la sua età, ancora gli riusciva difficile inoltrare una email ...

In questo dolore ogni tanto la razionalità ci fa dire che se così doveva finire, meglio come è andata: in pochi giorni, senza mortificazioni della sua dignità. Però quanto vuoto c'è ora intorno a noi. Quanto ci manca.

Abbiamo trovato questa frase di Sant'Agostino:

Non piangete la sua assenza, sentitevi vicino e parlategli ancora.
Vi amerà dal cielo come vi ha amati sulla terra.

Ci è piaciuta subito; e sarà così. Gli parlerò ancora anche se non via skpye come eravamo abituati. Sarà sempre con me.

Ciao papà.

19 febbraio 2009

Racconto

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Risotto con piselli

Stavo gia pregustando l’avanzo di risotto con piselli. Sapevo che era in frigo. Quando il languorino pomeridiano si è affacciato al mio stomaco, dopo brevi minuti di panico della mia dolce metà dovuti alla totale assenza di idee per cena, ho suggerito “ma non c’era del risotto in frigo?” “Ah! Certo!” Ci sono anche altre verdure … insomma c’è da mangiare!” Cosa della quale comunque non mi ero minimamente preoccupato perché il frigo e la dispensa sono sempre pieni, anche se spesso ahimè! La frase ricorrente è: “non c’è nulla per cena. Facciamoci una zuppa di thè”.
A cena, a tavola ho visto il piatto pronto e la salivazione è aumentata. Ho sollevato il piatto piano che ricopriva per tenere in caldo (con ben 35 gradi esterni e 37 in casa …), ed ho visto una strana brodaglia verde con palline verdi (piselli) sparsi qua e la, pezzettini bianchi galleggianti (riso) e strani bastoncini in tinta. “COS’E’ QUESTA ROBA?? ... Il Risotto! L’hai ricordato tu che era in frigo!” Poche frasi scambiate con tono angosciato da parte mia e con totale normalità della dolce metà. Bè aveva ritenuto che il risotto fosse poco e quindi aveva pensato di aggiungervi dei fagiolini solo bolliti che erano in frigo per fare un minestrone, (ma il minestrone non è il risultato dell’unione di molte verdure?); e poiché i fagiolini erano senza condimento ha ben pensato di aggiungervi dell’olio (giusto), ma l’olio va cotto per dare un po’ di sapore (ma siamo poi certi di questa affermazione?) e quindi per non far attaccare il tutto alla pentola ha deciso di aggiungervi dell’acqua e … Voilà! Il Minestrone (due verdure in totale) è servito!
E’ giusto, il mangiare non va mai buttato perché troppi sono nel mondo quelli che patiscono la fame, per cui, per meglio gustare “l’avanzo” è giusto rielaborarlo, renderlo diverso dal piatto mangiato a pranzo e migliorarne - perché no? - il gusto. Però io mi domando: non era meglio mangiare i due cucchiai del semplice risotto ai piselli??

Per cui ecco la ricetta:

Minestrone di due verdure con riso
Prendere del risotto avanzato con una sola verdura, (piselli, funghi, zucchine etc. etc), metterlo in una pentola, aggiungervi una verdura precedentemente solo bollita, aggiungervi olio, un pizzico di sale e acqua per evitare che si attacchi al fondo. Far cuocere per qualche minuto e servire ben caldo solo nei mesi estivi.
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Questo breve racconto ispirato a fatti realmente accaduti, è dedicato alla mia mamma che non propriamente contenta di cucinare, sperimenta in cucina ed al mio papà che con tanta pazienza da 63 anni mangia ciò che la sua dolce metà sperimenta :-)
Vi voglio bene.

A presto

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