16 maggio 2014

Bookmark Card per un compleanno

Avevo bisogno di fare una card veloce per un compleanno. Mancava tempo di sperimentare o far asciugare colle, colori ... non che io faccia in genere cose complicate! Però a volte alcune cose, anche se semplici richiedono tempo materiale che in questo caso non avevo.

Mi piaceva l'idea, come nel post precedente, che dopo il momento del "biglietto di auguri", rimanesse qualcosa. E allora mi sono ricordata di questa card che ho visto in giro qualche tempo fa.

L'ho interpretata a modo mio.

Il segnalibro che è nell'angolo in alto a sinistra, è davvero semplicissimo da fare: due cerchi ripiegati a metà e incollati. Questo è quello che rimarrà ... ai posteri! :-)

Qui la carta patterned è già abbastanza ricca e quindi ho usato solo del liquid pearl "platino" a decorazione.

Stessa carta per il cerchio centrale, un pò di formine ritagliate con punch o con la Slice (mio recentissimo regalo per il compleanno yeah!) :-), tamponatura dei bordi col colore salmone, un bottone a decorare il fiorellino.
Semplice, veloce e ... "indolore" :-)

La card originale era un pò diversa, immaginatela perchè non sono riuscita a ritrovare il link: il bookmark era molto più grande, arrivava a contenere circa metà biglietto, il centro del biglietto in realtà era una "telescopic card". Non c'era tempo ... per questa volta nessun telescopio si aprirà! :-)

Però ... manca qualcosa ... ma non so cosa!
Mah!
A presto

10 maggio 2014

Card per una prima comunione

Sono tornata ad uno dei miei amori: i CD Rom. Li ho usati come base per questa card di prima comunione per il bimbo di un'amica.

Come sempre non sono partita con questa idea in testa ... Volevo realizzare una card che contenesse una clip con una macchinina perchè a Giulietto (il destinatario) piacciono molto. 
La stessa clip l'avevo usata anche per la card destinata al mio nipotino Daniele. Nell'andare a cercare il post dove vi mostravo questo lavoro ho scoperto che era una card per la prima comunione! Evidentemente questo evento mi spinge ad usare questa clip e questo tipo di card ... che strano! Dovrei chiedere ad uno psicanalista!  ... :-)


Comunque mi sono detta che forse sarebbe stato carino che questo biglietto potesse essere "rimanere" anche dopo la cerimonia e quindi mi sono detta: "perchè non realizzare una card che possa poi diventare un porta foto da appendere al muro?" 
Un pò come quella che realizzai per l'altra nipotina Giorgia, qualche tempo fa.


Vabbè per non portarvela per le lunghe i colori che ho scelto sono abbinati alla carta regalo utilizzata per incartare il regalo. Questo è l'elemento guida della mia card. Forse non molto professionale ... boh! 

La realizzazione è molto semplice. I due Cd sono ricoperti con carta patterned, Il numero è tagliato a mano, la scritta con la Craft Robo (niente, non ci faccio amicizia con questa macchina, poi un giorno vi racconterò le mie vicissitudini!).


La "famosa" clip della macchinina è incollata su di una placchetta di quelle poste sopra ai tappi degli spumanti. La carta utilizzata per ricoprirla è in realtà un fazzolettino. Ho limato le punte e l'ho incollata dapprima ad un pò di spugnetta riciclata da non so quale imballaggio (mai buttare niente! Questa è una delle regole fondamentali della Scrapper in tempo di crisi!) :-)
E poi sul CD Rom. 


 Il retro dei CD è trattato diversamente perchè la carta disegnata è finita. Quindi semplice cartoncino bianco tamponato con il distress Ink Savage. 
Non mi piaceva però come il message box si sposava con la carta utilizzata per rivestire il disco. E quindi il box l'ho incollato direttamente sul supporto del CD. Secondo me, spicca di più. Vero?


I due CD tra loro sono uniti con il Twistart e lo stesso è usato per il nastrino che fa da "gancio".

Una piccolissima tag, di quelle che i negozi usano per i prezzi, trattata nello stesso modo del cartoncino bianco, indica la data dell'evento.

Ora è evidente che non è una semplice card, se non altro per l'ingombro e il peso, non per altri motivi!. 
Non si può "attaccare" al regalo con una semplice mollettina. Mi sono creata quindi una busta, sempre col cartoncino bianco trattato nello stesso modo, per contenerla.

Ora sinceramente sono partita dalla realizzazione di una semplice card, e mi sono fatta prendere un pò la mano. Non so se alla fine piacerà. Lo spero!


Ci vediamo al più presto. Altri lavori bollono in pentola ... Speriamo non  si brucino però! ;-)

A presto

08 maggio 2014

L'inverno del mondo

Non spaventatevi! Non voglio parlarvi della triste situazione mondiale, dove ogni angolo di mondo soffre economicamente, socialmente, lamentando violazione di diritti fondamentali etc. etc.

Voglio solo parlarvi del libro di Ken Follet. Il secondo della sua trilogia "Century". Non ricordo se vi ho parlato del primo: "La caduta dei giganti". Lo aveva comprato mio padre e io l'ho trovato ancora incellofanato alla sua morte. Ad entrambi Ken Follet piace molto, abbiamo letto tutti i suoi libri.
Se ve ne ho già parlato mi scuso se mi ripeto, in caso contrario queste cinque righe introducono bene il secondo libro della trilogia.

Nel "La caduta dei giganti" la storia ruota intorno a 5 famiglie: aristocratici e non, interessati alla politica e non, ambiziosi e non, le cui storie si intrecciano su due continenti e all'alba della prima guerra mondiale. E' un romanzo, un romanzo ambientato in momenti e luoghi ben identificati. Immagino che forse qualche notizia di tipo storico sia un pò "adattata" alla trama, ma sono sicura, da quello che ricordo di storia, che fondamentalmente l'impostazione del libro sia giusta. 

"L'inverno del mondo" inizia dove il primo finisce o giù di li: 1933 ascesa del nazismo in Germania. Le famiglie coinvolte sono le stesse. Le ritroviamo più o meno dove le abbiamo lasciate. Tutte.
Il romanzo ben trasmette l'angoscia di quegli anni. La violenza e i diritti umani cancellati dalla follia nazi-fascista, ma nello stesso tempo nella rappresentazione dei personaggi ci sono aspetti positivi di alcuni di loro che portano un minimo di speranza nel riscatto delle persone per bene, che in un modo o nell'altro riusciranno a sopravvivere a quella follia. 
E poi le paure, le pene e le atrocità della guerra, e ancora le violenze del dopo guerra con la liberazione delle popolazioni assoggettate al nazismo, da parte degli alleati e dei sovietici. I vincitori molto spesso non si distinguono dai vinti nella violenza purtroppo. 

Non vi racconterò di più sul romanzo perchè la trama è accattivante, non dimenticate che fondamentalmente è un romanzo, e come sempre cattura l'attenzione del lettore. Ken Follet è un mago in questo; quando inizi un suo libro non c'è nulla da fare: lo devi finire! 
A parte un rinfrescare la memoria su un capitolo di storia importantissimo dello scorso secolo, devo confessare che la parte iniziale ambientata a Berlino sull'ascesa del nazismo, sulle violenze di quei tempi, mi ha portato a volte ad accostare queste sensazioni a quelle che a volte mi sorgono ascoltando il telegiornale o leggendo i commenti ad alcuni post sui social media. Ma non è questo un blog dove affrontare certi argomenti. Qui si fanno chiacchiere da salotto :-)

I personaggi sono ben narrati, insomma Ken Follet li fa vivere nella tua mente, come sempre. Il libro termina con l'inizio della guerra fredda.
Ora a settembre dovrebbe uscire il terzo capitolo della trilogia, che immagino inizi dove il secondo finisce. Insomma ... Non vedo l'ora!

A presto








28 aprile 2014

Il piccolo Nicolas e i suoi genitori

Ieri sera ho visto un film in televisione. Stranamente c'era qualcosa di decente e ve ne voglio parlare subito perchè il film in questione è davvero una "chicca".

E' un film francese, e qui vi confesso che il mio giudizio sui film al di là delle Alpi sta decisamente mutando. L'ho detto già altre volte: il cinema francese lo trovavo veramente noioso, lento. Oggi riconosco che alcune produzioni sono davvero particolari, fresche, intelligenti e delicate.
Il titolo originale è "Le petit Nicolas", nella traduzione ci ha guadagnato "e i suoi genitori", è una storia tutta raccontata dal punto di vista infantile, un pò "fumettata" come lo era Ameliè per esempio, in una Francia non ben identificata nei luoghi e nei tempi. Si comprende solo che è un'infazia priva di televisione e pertanto dove i bambini lasciano ampio respiro alla propria fantasia. 


Dunque Nicolas è un bambino sereno in una famiglia che gli vuole bene. Ha molti amici di scuola, nel film ben rappresentati, i quali ovviamente condividono con lui tutti i loro pensieri. Sono amici e si raccontano tutto. Un giorno Nicolas ascolta il racconto di un amico al quale è nato un fratellino e a casa ritrova alcuni indizi nei comportamenti dei suoi genitori. Pensando quindi che la famiglia si ampli e non amando particolarmente questa idea, con i suoi amici cerca una soluzione all'arrivo del nuovo nato: questi deve essere "rimosso" affinchè per Nicolas nulla cambi.
Da qui i bambini elaborano vari piani per trovare i soldi al fine di assoldare un gangster che si occupi di questo, in realtà parlando sempre con un'autofficina che per rimozione intende quella dell'auto.
Insomma vari goffi ed esilaranti tentativi per arrivare a rimanere il re di casa.
Però poi rivendendo il compagno di scuola col fratellino cambia idea e pensa a come potrebbe insegnare al fratellino a giocare a pallone, ai soldatini etc. Quindi l'idea di farlo rapire per crescerlo lontano da casa viene meno.

Ma tutto crolla quando in realtà a casa arriva una bella bambina, tutti i suoi sogni svaniscono: la sorellina non è interessata ai soldatini e alla palla. Questa delusione però gli farà capire una cosa: cosa vuole fare da grande. 
Il film finisce come inizia con il tema commissionato dalla maestra e scritto alla lavagna: "cosa farò da grande".
Non vi dirò qui cosa vorrà fare perchè almeno una piccola sorpresa ve la devo lasciare!

Vi dico solo che se volete meno di due ore leggere, fresche ed esilaranti questo è il film per voi. 

A presto



23 aprile 2014

Scrapbooking nel terzo millennio

Chi mi segue dai tempi del mio sito Scrapbook.it sa perfettamente la storia di questo hobby: le radici, le motivazioni che già nel 16° secolo hanno spinto gli uomini, intesi come genere umano, a creare questa raccolta di "ricordi". Inizialmente si trattava di citazioni, di libri, di storie; poi con l'avvento della fotografia, lo Scrapbook si è perfezionato inserendo le immagini.

Per chi invece mi conosce solo dal blog e avesse voglia di leggere la storia di questo hobby che è vera arte, ma che non chiede di essere artisti, può leggere il mio articolo "l'Arte dello Scrapbooking", suddiviso in tre parti scritto proprio per il sito.
Ho sempre pensato e sono stata sempre d'accordo sul fatto che lo scrap dovesse avere come motivazione primaria quello di ricordare, di tramandare ai posteri. E ciò che realizzo è sempre improntato a questa filosofia. Ho scrappato  per mostrare foto, solo raramente, dal mio punto di vista ogni layout deve avere una storia.

Ora però leggevo qualche giorno fa un articolo davvero interessante sullo: Scrap, Smartpone e Social Media. 
Brevemente la domanda che ci si poneva era se oggi nell'era delle migliaia di foto scattate in forma digitale, lo scrap inteso come album di ricordi ha più senso.

Una volta si andava dal fotografo, si facevano stampare le foto scattate e alcune di queste venivano poi raccolte nel nostro scrapbook. Ma oggi che tutti abbiamo la funzione foto nello smartphone o abbiamo una macchinetta digitale a portata di mano e scattiamo foto su foto, tanto da averne migliaia nel nostro pc, le condividiamo sui social media in tempo reale per cui sappiamo bene quando, dove e con chi abbiamo fatto quella foto, ha più senso fare uno scrapbook?
E non sto parlando qui di scrapbooking digitale, pure molto diffuso, non so quanto per motivi economici e di spazio (bè non devi comprare abbellimenti e materiali "fisici", ma solo digitali: meno costosi e con poco ingombro), e quanto perchè piace, sto parlando di un vero e tradizionale scrapbook.

Mi sono ritrovata a pensare ...

Ha senso? Io stessa oggi faccio molto ma molto meno scrap, un pò per il tempo, un pò per mancanza di "serenità mentale", un pò perchè effettivamente non ho motivo di fare un album di ricordi. 
Con le foto digitali sai bene quando e dove è stata scattata questa foto, con i social media sai bene con chi hai fatto questa foto ... E allora lo scrap è finito?
No. E vi spiego perchè. 
Un album digitale sia esso su Facebook, sia su Picasa o altro non trasmette informazioni vitali intorno a quelle foto.
Abbiamo detto che sai come, dove, chi, quando. Riesci a sapere perchè? Riesci a sapere le emozioni che ruotano attorno a quelle foto? Le sensazioni, i racconti di odori e luci ... Insomma brevemente nelle foto digitali condivise ... Manca il journaling! Manca tutta quella che è la storia attorno alle foto!

E allora forse più che scomparso lo Scrapbooking deve adattarsi alle mutate situazioni sociali e di comunicazione.
Forse se prima si scrappava ogni foto "particolare" tipo: la gita fuori porta, la cena con amici, i biscotti fatti in casa ... oggi si può decidere di scrappare solo alcuni momenti della nostra vita, quelli più particolari, quelli più intensi emotivamente.
Scrappare quindi per raccontare qualcosa di più o più approfondito, ma non scrappare tutto.
E con questa affermazione vi lascio! :-)
A presto



19 aprile 2014

Buona Pasqua 2014!

E si gli auguri quest'anno ve li faccio con la foto del biglietto per il nipotino. 
Vive lontano e voglio inviare la palma. Mi sembrava bruttino farlo senza un bigliettino di accompagnamento e allora ho pensato a questo.

Vi ricordate quando nel post precedente ho parlato di "sdoppiare" la card del drawer per non farla imbarcare?

Bene pensate a questo biglietto di pasqua in versione drawer: la parte lunga con i cassetti, sagomata alla base come ho fatto nel biglietto precedente, la parte larga con una decorazione di qualsiasi tipo, una scritta, o altro. 


Ritornando al biglietto pasquale l'unica cosa di cui non sono sicura è se incollare la palma nella parte lunga. 

La parte larga comprenderà una foto che scatteremo il giorno di pasquetta tutti insieme, tra l'altro è anche il compleanno della mia mamma che compie 90 anni!
Quindi pensavo: mettere la palma non sa tanto di "caro estinto"? :-)

Penso la invierò a parte. Quella parte la lascio così ... "essenziale" ... :-)

Allora cari amici virtuali con la foto della produzione pastiere 2014 vi faccio tanti auguri di buona pasqua!
Come sempre auguri di serenità e salute. Tutto il resto viene di conseguenza!

Ci si rivede dopo pasqua a pance piene! :-)

A presto


15 aprile 2014

Baby drawer per una baby girl

Ho visto la data dell'ultimo post ... mamma mia! Che pigrona che sono! E si! Perchè ormai il pollice va alla grande e quindi scuse non ne ho proprio più. 

Comunque eccomi qui a mostrarvi l'ultima card. Mi è stata richiesta per la nascita di una bimba e vi anticipo che non è nulla di originale, le ho viste in giro e l'ho riprodotta.

E' un classico "cassettone". L'ho un pò interpretata a modo mio rispetto a quelle che girano in internet. Se fate la ricerca per baby drawer card ve ne usciranno molte.

Chi mi segue e mi conosce sa che mi piace fare le cose da me: mi piacciono poco i templates, le cose già fatte. 

Anche per questa card ovviamente mi sono regolata così. Cosìcche la sagoma del cassettone me la sono disegnata e poi ritagliata con le forbici decorative "Victorian".

C'è un difetto di progettazione: la card è troppo larga per la sagoma riprodotta cosi si "imbarca" come si vede dalla foto di sotto. 

Sarebbe stato necessario farla più stretta o allargare i piedi del cassettone per non farla crollare.

Così se pensate di farla ricordatevi di questo particolare. Oppure si può fare tenendo sempre la stessa larghezza, ma sdoppiandola: il cassettone più stretto e lungo e la parte laterale più grandicella con una semplice decorazione, scritta o qualsiasi cosa.

Forse non mi sono saputa spiegare bene, ma nella eventuale vostra ricerca su google la troverete anche così. E lo so che direte: "Monica l'aveva accennato"! :-)

I pomelli della cassettiera sono fiori in gomma crepla, decorazioni varie ritagliate e incollate, alcune normalmente altre - come la maglietta - con il bi-adesivo spessorato.

La copertina è un pezzetto di merletto di bomboniera ripiegato, la cruccetta del vestitino, un gancino da orecchini modificato.

Strass a decorare e la "L" come iniziale del nome. Spero piaccia a chi me l'ha chiesta. Ho sempre questo timore.

E ora al lavoro! Nell'ordine: pastiere e bigliettino per pasqua per il nipotino lontano così giusto per accompagnare la palma.

Ci sentiamo per gli auguri.
A presto

18 marzo 2014

Il lato positivo

Bel titolo vero? Ricco di energia positiva, solare ... 
Non sto elogiando il titolo del post, ma il titolo di un film che ho visto ieri sera. :-)

Poichè la mia mano ha ancora i punti, lavori da mostrare non ne ho, meno che mai ricette perchè ci stiamo preparando a prendere i chili di Pasqua, libri finiti non ne ho ... vi parlo di questo film.

Ovviamente la mia dolce metà accanto a me mi ha chiesto: "ma cosa è che ti piace in questo film?" ... Si, ...  era troppo parlato per lui. Mi domando se è un problema solo del mio maritozzo o di gran parte del genere maschile, quello di evitare film dove il coinvolgimento emotivo è forte e dove i personaggi si confrontano con un dialogo serrato. Mah! Hanno paura che questi coinvolgimenti possano poi diventare reali in una reale coppia? ... non so ... ;-)

E' un film romantico, in questo periodo scene cruente e ansie da film proprio non mi servono. :-) E' una storia d'amore, non proprio banale, perchè nasce tra due persone molto provate psichicamente, sempre sull'orlo di un baratro.

E' la storia di Pat, affetto da bipolarismo, che in tutti i modi cerca di riconquistare la moglie, la quale a causa della malattia ha chiesto ed ottenuto un'ordinanza di restrizione. Pat la ama molto, ma il motivo che lo ha portato a scontare questa pena in ospedale è stata l'aggressione all'amante della moglie che ha  scoperto in flagrante proprio nella loro casa. Pat, che non ha più casa e lavoro, ritorna quindi dai genitori, una famiglia anch'essa un pò particolare, e qui nel quartiere incontra una giovane donna, vedova, sull'orlo di un baratro per dipendenza da sesso. Tra i due si instaura uno strano rapporto di mutuo reciproco aiuto che li porterà ad una gara di ballo e a scoprire che tra loro è sbocciato un amore.
In modo molto stringato questa è la trama. 

Mi ha colpito molto il modo in cui il regista ha affrontato la problematica della malattia all'interno della famiglia. Sono sempre situazioni pesanti, molto difficili da affrontare. Genitori provati, diffidenza dei vicini, commiserazione ... insomma emozioni forti. 

Ho inoltre trovato molto positiva l'energia che il protagonista ha nel volere di nuovo una vita "normale", ma non fattibile, perchè certo non accanto alla moglie che lo ha prima tradito e poi lasciato, in una famiglia con problemi anche interpersonali; mi è piaciuta la sua disciplina nell'affrontare le cose per raggiungere sempre la meta prefissata. 
La protagonista femminile, Tiffany,  vedova molto giovane, è chiaramente una persona sola, borderline, che trova in Pat la persona giusta a cui aggrapparsi prima di precipitare. Lo aiuta ed è aiutata a raggiungere un obiettivo che darà loro la consapevolezza che la loro vita può essere vissuta in modo "normale". 

Qui poi mi chiedo cosa vuol dire "normale", ma questo è ... un altro post! :-)

Insomma piacevole, romantico al punto giusto, ben recitato, fa anche un pò riflettere appunto su cosa è normale e cosa no, e dove si vede e si vive "varia umanità".

Spero la prossima volta di potervi mostrare qualcosa di scrapposo, o uncinettoso, o altro. Vorrebbe dire che il mio pollice destro è ritornato! :-)

A presto

10 marzo 2014

L'inconfondibile tristezza della torta al limone

Come sempre mi ha colpito il titolo. Non credo sia solo perchè menziona torte e io sono golosa!

L'ho quasi divorato. Ho finalmente operato il pollice e me ne sono dovuta stare per qualche giorno ferma. L'unica era leggere. 

Ho dato fondo ai libri in attesa sul kindle. Per alcuni non ne è valsa la pena, per altri si.

Cominciamo da questo. 

E' la storia di una ragazzina, che poi cresce e diventa donna, che alla vigilia del suo nono compleanno scopre di avere il dono di "capire" il cibo. Ossia sente attraverso di esso i sentimenti di tutti coloro che sono venuti in suo contatto. Oltre ovviamente a capirne tutti gli aspetti più nascosti, come il tipo di mangime usato o la provenienza. La cosa per la piccola più sconvolgente è che riesce a capire le persone attraverso il cibo, a conoscerne i più segreti sentimenti: rabbia, amore, delusione e così via. Comincia per lei una vita di inferno perchè non sempre si è in grado di sopportare tutti i sentimenti, soprattutto se questi sono delle persone a noi vicine, come i nostri genitori ad esempio. Noi li immaginiamo perfetti, perchè è da loro che vogliamo farci proteggere, ma se attraverso il cibo si scopre che in effetti sono esseri umani e perfetti non lo sono, che hanno sentimenti di rabbia, di amore verso persone a noi sconosciute, di delusione, di impotenza, questo ci riesce difficile da sopportare.

Ecco questa è la prima fase del libro. Carina, intrigante quanto basta, coivolgente. Poi nello sviluppare la storia l'autrice a mio avviso si perde.  La narrazione si fa "inutilmente" lunga.

Gli anni passano e la protagonista, Rose, impara a convivere con questo suo dono. Scoprirà che anche altri in famiglia hanno doni particolari: il padre, il fratello, la nonna.
Immagino che nell'intenzione dell'autrice questo voglia dire che in fondo ognuno di noi ha delle qualità che ci rendono speciali e unici nel nostro genere. Che dobbiamo imparare a confrontarci col mondo e capire che tutti abbiamo un posto ed un ruolo. Il che non è sempre facile ed il fratello di Rose infatti non ce la fa a confrontarsi e sceglie una via di fuga, raccontata in modo particolare, per non accettare queste "diversità". 

Nel complesso la lettura è stata piacevole. La prima parte di più devo essere sincera. La seconda parte ho avuto difficoltà a seguirla, forse perchè mentalmente mi ero predisposta ad un semplice romanzo e non ad un messaggio. Però con la chiave di lettura giusta devo riconoscere che ne è valsa la pena l'acquisto.
Poi come ho letto da qualche perte l'importante è leggere sempre e ovunque. Ed è vero: leggere ci rende liberi.

Spero di tornare quanto prima con qualcosina di "lavorato". Devo collaudare il mio pollice destro ritrovato! :-)

A presto.

14 febbraio 2014

Cucito! ... ma che fatica!

Si in effetti avrei potuto fare un abito da sposa per quanto tempo ci ho impiegato! :-) Diciamo che proprio portata non sono per il cucito.
Ma allora - vi domanderete - chi te lo fa fare? E ... non lo so! ... Cioè, so perchè ho deciso di cimentarmi: necessità, pura necessità.

Vi racconto tutto dall'inizio. 
Dunque tutti voi, noi, stendiamo il bucato no? a meno che non si abbia un'asciugatrice utilizziamo l'aria e il sole. 
La mia mamma era una manica del bucato: stendeva tutto in modo perfetto, senza pieghe, partiva dalla roba più grande sui fili più lontani a lei e quindi più esposti nel balcone all'aria ed arrivava a quella più piccola, tipo calzini e slip, su quelli vicini. Non c'era mai nulla un pò storto, non teso e quando tutto era asciutto riponeva stenditoio e mollette nel ripostiglio (una volta le case lo avevano tutte) così "non prendevano polvere" ... Forse era troppo maniaca! :-)

Fatto sta che noi figlie siamo venute su uguali. Tale madre tali figlie! 
Aveva realizzato un porta mollette e mia mamma tutto quello che faceva o comprava per lei, lo faceva o lo comprava anche per noi. E poichè io sono l'ultima figlia, nata anche dopo un pò di anni, avevo praticamente una casa arredata ancor prima di fidanzarmi! :-)

Comunque non voglio tirarvela per le lunghe, questo porta mollette, dopo decenni di onorato servizio ha ceduto e da qui la necessità di farmene uno nuovo


Eccolo qui. Mia mamma l'aveva fatto decisamente meglio, ma molto meglio!

Ora nel modello originale, che qui non posso proporvi perchè davvero in condizioni pietose, la gonnellina aveva più plissé. 
Quale gonnellina direte voi?
Ehm ... ehm ... quella che parte da sotto la cintola fantasia! Ma come non è evidente? :-)

Lo so ... dunque a mia discolpa c'è che ho usato materiali riciclati e quindi mi sono dovuta arrangiare: il vestitino è fatto con i residui di un vecchio jeans che era stato già ampiamente saccheggiato. Da qui l'impossibilità di un plissé decente della gonnellina applicata sul "vestitino".

La cintola e le bordature sono il residuo del gran foulard già riciclato per il mio porta kindle

Quindi tanta stoffa da utilizzare alla fine non è che ce ne fosse tanta! E poi ... sinceramente? Non mi sono fidata di me stessa e non ho voluto rischiare stoffa più decente.

Dal modello di mamma mi sono creata il cartamodello e da qui ho tagliato la stoffa. Nel cucire ho già capito i miei errori, sia nella fase di riproduzione del modello che di taglio della stoffa. Quindi me li sono appuntati.

Se mai lo dovessi rifare so che verrebbe molto meglio.
Certo ...... se cominciassi la produzione ora i pensierini di Natale 2016 sarebbero pronti ........ :-)

A presto.

06 febbraio 2014

M'illumino di meno 2014

Anche quest'anno Caterpillar, trasmissione pomeridiana di Radio 2, celebra la giornata del risparmio energetico.

Ormai sono anni che ve ne parlo, non rifarò qui la filippica su quanto spreco energetico ci sia nelle nostre case, sul posto di lavoro. Quanto poco inclini alla salvaguardia del nostro pianeta siano alcune delle nostre abitudini.

Non c'è bisogno che dica cosa comporta quasto nostro selvaggio attingere alle risorse naturali, senza dare nulla in cambio alla nostra "Gaia".

E' sotto gli occhi di tutti le immagini delle alluvioni di qualche giorno fa, ma anche di novembre, di ottobre, dello scorso anno e così via.

Il clima è ambiato è innegabile, è sotto gli occhi di tutti. E' necessario che nel nostro piccolo cambino le nostre abitudini, ma anche attivarci affinchè a livello centrale di governo del paese si adottino scelte che consentino - non dico un miglioramento perchè non penso sia possibile e perchè ci vorrebbero decenni - ma che consenta un arresto di questo lento morire del pianeta.

Lo so sono un pò "Savonarolizzata" su questo! Me ne scuso. Ma mi fa rabbia che le prossime generazioni debbano patire per i nostri comportamenti scellerati.

Quindi il 14 Febbraio prossimo, ma anche dopo nessuno lo vieta anzi! :-), "Illuminiamoci di meno!"

A presto

03 febbraio 2014

Four Italian Friends ... la ri-scoperta del Sud.

Questa volta le mie chiacchiere saranno rivolte alle mie origini. Chi mi conosce o mi legge sul blog, Facebook o Twitter sa che sono di Napoli e fiera di esserlo. 

In passato senza mai rinnegare le mie origini non mi sono mai molto interessata a parlare della città o della regione Campania e meno che mai del Sud in generale.
Ho sempre pensato in cuor mio che avevamo e abbiamo una ricchezza di cultura, di storia, di arte, di gastronomia, di paesaggi, e chi più ne ha più ne metta,  che ci rendevano una potenziale ricca regione.
Accanto a ciò ho sempre pensato che i peggiori nemici di Napoli siano i napoletani, così come per il resto del Sud siano gli stessi meridionali.

Negli ultimi anni - non dico l'età per carità! Me ne guarderei bene! - ma forse il fatto di aver lasciato la mia terra e di ritornarci solo sporadicamente ho sentito la necessità di condividere con i miei amici le bellezze in senso lato di Napoli e della Campania in generale.
Mi sono accorta di non essere l'unica meridionale a sentire questa necessità. 

Gli italiani in generale, non voglio restringere questo secifico discorso ai meridionali, sono un popolo di emigranti in senso ampio, nel corso della storia non ci siamo limitati ad andare all'estero, ma abbiamo attraversato questo stivale da Sud a Nord, ma anche viceversa.

L'emigrazione verso Torino e in generale verso la Pianura Padana negli anni del boom industriale, ma prima l'emigrazione dei Veneti artefici della bonifica dell'Agro Pontino. Storia raccontata in modo magistrale nel libro: Canale Mussolini di Antonio Pennacchi, e che caldamente vi consiglio.


 Ora tutto questo per raccontarvi un'avventura che insieme ad altri amici di origine pugliese abbiamo deciso di intraprendere: riscoprire il nostro Sud, nei punti più nascosti, nelle tradizioni più antiche, nei sapori meno diffusi, e raccontarlo agli amici e a chiunque vorrà seguirci.

Sorrento

 L'idea è nata perchè abbiamo voluto inizialmente raccontare i nostri luoghi a noi stessi: prima un viaggio in Cilento insieme, poi un viaggio in Puglia.

Una gita a Napoli, un fine settimana a Procida ... insomma abbiamo Ri-scoperto il nostro Sud e lo abbiamo raccontato. E lo abbiamo raccontato anche agli amici, non solo italiani, ma anche stranieri. Da qui l'idea di un blog che parli della nostra terra. In inglese perchè ormai tutti lo conosciamo, mentre gli anglosassoni non sanno l'italiano ... :-)  e perchè è più probabile che uno straniero non conosca la nostra terra, mentre un italiano si.
Ravello


Il blog si chiama Four Italian Friends perchè siamo quattro amici e sotto questo spirito vogliamo far conoscere le nostre terre. Non siamo stati molto originali direte voi! Lo so ... e per quanto mi riguarda è una grave onta visto che mi pongo come scrapper in primis! :-)



Lecce


Il nostro obiettivo è quello di far conoscere i "nostri posti"  sotto una luce diversa, meno turistica.

Far vivere il luogo come se si fosse del luogo, consigliare cose da fare fuori dai canali conosciuti, presenti nelle guide e quindi di per sè in parte snaturati.

Andare a visitare quel posto perchè intorno ad esso c'è una leggenda popolare, mangiare lì perchè la cucina è quella tradizionale casalinga.

Insomma consentire a chi vuole, di fare una esperienza diversa da quella prospettata dalle guide turistiche.

Trani
Immagino che ogni città, paese o contrada abbia qualcosa che ogni abitante conosce, ma che lo scrittore della guida turistica non ha scoperto! L'Italia è piena di queste meraviglie, un pò nascoste, molto abbandonate, che andrebbero rivalutate.

Questo periodo di pesante crisi economica dovrebbe far riflettere non tanto noi cittadini, quanto chi di questo paese decide la via da percorrere, di puntare sulle nostre eccllenze: arte, storia, cultura, cibo.

Del resto ci sarà un motivo per cui noi siamo qui da qualche migliaio di anni mentre altri nel pianeta no? :-)

Spero di leggere qualche vostro feedback in merito o anche solo le vostre esperienze.

Del resto chi mi segue su FB e su Twitter (un pò meno) sa bene la passione che mi spinge a parlare della mia terra.

La prossima volta vi mostrerò un qualcosa nella quale per la prima volta mi cimenterò: il cucito. O meglio non è tanto una prima volta ma quasi! :-)

A presto

19 gennaio 2014

Torta senza uova e grassi ...

... Forse dietetica! Forse .... Ma forse no! :-)
Oggi il tempo è proprio brutto, almeno da quello che dice la radio il tempo è una vera schifezza su tutta l'Italia. Cosa c'è di meglio in questo pomeriggio uggioso e triste di una bella dose di cioccolato puro?

Mi è capitata sotto gli occhi questa ricetta che mia sorella chiamava Africana e faceva per mio padre: non ha uova e burro. A lui queste cose non piacevano e pensava che non gli sarebbe piaciuto nulla che li avesse avuti come ingredienti. In realtà mangiava cose che lui era convinto di non mangiare ... diciamo che un pò "fessacchiotto" lo facevamo! :-)

Quando l'ho letta ho pensato subito che era da rifare prima o poi: senza grassi, senza uova, solo farina, cacao, latte e cioccolato rigorosamente fondente, ho pensato: non avrà tante calorie! E quindi anche dopo le festività natalizie si potrà mangiare! (non ne sono molto sicura a dir la verità! ...).

Oggi, in questa bruttissima domenica di gennaio mi sono detta che era il momento buono per farla!

La torta ha un'aroma di arancio e cioccolato in tutte le forme: in polvere e sotto forma di tavoletta di cioccolato grattugiata a pezzettoni.


E' semplice e veloce. Non l'ho spolverizzata con zucchero a velo, ma penso che male non ci stia. Forse servita anche con un pò di gelato alla vaniglia non sarebbe male! Ma lì poi le calorie aumentano ... :-)

Vi darò gli ingredienti ufficiali e tra parentesi vi darò le modifiche che ho apportato, sempre per renderla (nella mia mente) meno calorica. Anzi se qualche "autostoppista cibernetico" passando di qui mi dice se ho pensato giusto o meno ne sarò felice!

Ingredienti:
300 gr. farina
100 gr. cacao amaro (80 gr.)
200 gr. zucchero (120 gr.)
succo di due arance
una bustina di lievito per dolci
1/4 di Lt. di latte (ho messo quello scremato)
100 gr. di cioccolato fondente grattugiato grossolanamente (50 gr.)

Si amalgama il tutto e ho infornato in forno ventilato a 135° per circa 40 minuti.
Et voilà!

A presto



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